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Guida ai Giornalisti Enogastronomici 2009

di caparsa (05/03/2009 - 18:41)


Ecco finalmente i vincitori delle “tre pagine” rivolte ai giornalisti vinicoli che, secondo me, rappresentano una punta d’eccellenza nel settore.

Voglio oggi lanciare questa nuova iniziativa: La Guida dei giornalisti enogastronomici d'Italia, ad uso dei produttori di vino che vogliono districarsi tra i numerosi attori e le loro innumerevoli interpretazioni. Una guida pratica, snella, per avere un panorama completo e sintetico del giornalismo vinicolo.

Quest’anno i vincitori delle “tre pagine 2009” sono addirittura quattro. Essi hanno divulgato in modi molto indipendenti il concetto vino, senza farsi troppo trascinare dal business. I loro interventi si sono dimostrati sinceri, con riflessi di poesia. L’indiscutibile originalità dei loro lavori hanno elevato il vino a prodotto umano, con i difetti e i pregi propri dell’umana condizione.

I vincitori delle “tra pagine 2009” sono:

Sandro Sangiorgi

Alessandro Masnaghetti

Franco Ziliani

Carlo Macchi

Ciccando sui loro nomi, potete trovare l’essenza delle loro fatiche. La selezione dei vincitori nella finale si è determinata con l’attenta lettura e valutazione, a occhi bendati, di moltissimi lavori che ho reperito in giro. Ritenendo che non mi è possibile vagliare tutto il mondo eno-giornalistico, si cercano collaboratori per giudizi il più completi e imparziali possibile, grazie.

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Giornalisti

di caparsa (20/12/2008 - 14:15)


Buffo vedere come i giornalisti di vino e d’enogastronomia si azzuffano così frequentemente in questi tempi. Per dire la verità è una tristezza, ma in pochi giorni ho assistito ad una baruffa nella mia cantina tra giornalisti di varie nazionalità e ora di recente sul Blog di Ziliani con un’esilarante polemica tra lui e un giornalista, fresco, fresco, tal Roberto Gatti. Se ne sono dette di tutti i colori…

(leggi qui e leggi qui )

In questi venti di crisi, osservare il fenomeno fa riflettere come, negli ultimi diciamo dieci anni, la proliferazione di queste figure professionali ha creato un mondo fatto di parole, opinioni, aggettivi, giornali, riviste, periodici, guide, cronache sul vino a volte di poca professionalità o sostanza e a volte ambigue (vedi Venelitaly sull’Espresso); ed ora che si ritrovano improvvisamente di fronte ad una realtà economica sicuramente molto più restrittiva, la competizione è feroce. I giornalisti hanno un peso decisivo per la formazione dell’opinione pubblica e la società in genere, nel bene e nel male, e forse questa crisi porterà ad uno sfoltimento importante. In effetti, ci sono giornalisti corretti, coerenti, sapienti, ed altri corrotti, incoerenti, ignoranti… Speriamo in una buona selezione.

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Vino e internet

di caparsa (21/06/2008 - 09:40)


Se andate a vedere questo video della Wine Library TV , ancora una volta si comprende come la comunicazione del mondo del vino stia cambiando. La rete sta spiazzando la comunicazione “ufficiale”. I giornalisti convenzionali della carta stampata, più o meno legati a inviti, cene e pernottamenti in luoghi fantastici (e a scrocco), legati mani e piedi per giudizi condizionati, si stanno scontrando con questa dirompente realtà: blog, video, testate giornalistiche internet, informazioni molto più veloci, spesso indipendenti, dove soprattutto i consumatori più evoluti vanno a cercare le loro curiosità e condividono in rete, finalmente, le proprie opinioni belle o brutte che siano.
Ho già sentito qualche produttore asserire che i wine blog sono ad alto rischio e occorre starne lontano: una stroncatura in pochi minuti fa il giro del mondo! Io credo invece che sia un’opportunità per coloro che hanno voglia di raccontare e lavorare bene senza bisogno di avere migliaia o addirittura milioni di euro necessari per la “pubblicità ingannevole” di alcuni.

Tag: blog,giornalisti,internet,vino

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Frodi di vino

di caparsa (08/04/2008 - 22:49)


Con piacere leggo le opinioni dei giornalisti a proposito della vicenda Brunello, che in ultima analisi è riconducibile a diverse visioni del mondo del vino. (Leggi su
http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=304 e http://vinoalvino.org/blog/2008/ )

 La mia prima considerazione riporta la polemica su una visione “operaia”. Il vino è sempre stato espressione di un singolo vigneto, di chi ci lavora, del suolo e della cultura di vinificazione che ogni regione e luogo possiede. In pratica le emozioni, le passioni umane si riflettevano sulle produzioni di vino che, non dimentichiamo, è nato come alimento.

Ai giorni nostri, soprattutto da quando si sono affacciati i nuovi Pesi produttori, l’enologia e parallelamente i commenti dei giornalisti hanno indirizzato le produzioni verso un prodotto voluttuario, non necessario alla sussistenza, ma rivolto alla piacevolezza dei gusti.

Si sono contrapposte due scuole, la prima che si basa sulle tecniche enologiche e produttive rivolte a soddisfare il mercato, che richiede prodotti di gran piacevolezza, la seconda rivolta a preservare l’identità delle singole vigne. Dagli anni novanta i primi hanno vissuto un gran successo, mentre i secondi sono rimasti al palo. Molti produttori “puristi” hanno dovuto, per sopravvivere, mediare in qualche modo le loro produzioni. Io stesso sono stato costretto dal “mercato” a cercare di produrre un vino chianti classico con un gusto più intenazionale (speziature, morbidezza, ecc.) che ha avuto il suo successo, è indubbio; ma vini facilmente imitabili e facilmente spiegabili.

I vini di territorio, che hanno avuto un gran periodo di crisi negli anni 90, sono oggi finalmente e giustamente rivalutati; vini difficilmente imitabili ma più difficoltosi a capire e a spiegare.

Oggi poi qualcuno si rende conto che in un mercato globalizzato, i vini “veri”, espressione di un territorio e di una tradizione (i Docg), possono rappresentare la carta vincente sul mercato.

Così i due mondi si scontrano, vedi le recenti polemiche sul Brunello: solo Sangiovese si, o no. Si scontra anche il metodo italiano, nel quale ci sono miriadi di leggi, lacci e laccioli con il liberismo dei nuovi paesi produttori. Si scontra anche la visione capitalistica del mercato e del profitto (con l’uso dei diserbanti, della meccanizzazione in ogni fase, ecc.), con una visione del mondo purista e ambientalista.

Detto questo credo che i giornalisti, che influenzano i consumatori, devono cominciare a fare un’analisi più obiettiva e disinteressata dei vini, anche per loro profitto. Le giornalate, le denunce non documentate non servono a molto, a parte qualche guadagno immediato. Occorre rimodulare correttamente l’informazione orientando i consumatori, magari dividerli tra gli amanti del “moderno” e i cultori della “tradizione”. Occorre anche riqualificare le produzioni con un rinnovato slancio di serietà produttiva che deve coinvolgere le proprietà, gli enologi e il marketing ricordandosi che forse la tradizione è l’unica carta che abbiamo per sostenere costi e prezzi elevati  per andare avanti tutti quanti.

Ma soprattutto non dimentichiamoci dell’operaio, del coltivatore e del contadino, che costruisce la vigna, che la alleva e che fa la differenza tra le produzioni intensive globalizzate e le produzioni di nicchia e di qualità.

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Vino e banane

di caparsa (01/11/2007 - 10:30)

Il vino è un alimento. Facilmente conservabile grazie alla sua acidità si è trasformato in prodotto voluttuario, estetizzante, da ostentare, come un’automobile di lusso. L’acidità è diminuita per facilitarne la bevibilità in assenza dei pasti, il gusto si è trasformato per il mercato: se si vuole il vino con sapori di banana, ecco che esce il vino con il sapore di banana! Spesso il lavoro degli enologi, ma anche di alcuni giornalisti, è solo in funzione del mercato. Per fortuna in Italia esiste ancora una “cultura enologica”, che si pone al di sopra di queste logiche: Il Vino Culturale. Occorrerebbe trovarlo e valorizzarlo.

Tag: cultura,vino,giornalisti

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La Casta dei giornalisti

di caparsa (28/09/2007 - 23:08)

E’ da un po’ di tempo che ho questo tormento: come sopravvivere ai giornalisti.

Ricevo quotidiamente offerte “redazionali” a pagamento su riviste dedicate al mondo del vino: quotidiani, settimanali, mensili, bimestrali, e poi ci sono le guide sui vini, quelle enogastronomiche e enoturistiche, oltre agli inserti "speciali"... e ultimamente anche le reti TV satellitari. Continuamente ci chiedono bottiglie per manifestazioni, regali, promozioni, wine tasting, concorsi nazionali e internazionali. Una bolgia. Un caos.

In Italia all’inizio degli anni novanta solo una o due guide sul vino, ora molte di più e si sono aggiunte decine di riviste. A me sembra spesso un’autopromozione, un’autocelebrazione di chi decide di aderire: la riduzione dell’immagine per fini pseudo-commerciali, perché si finisce a spendere molto per un ritorno frequentemente nullo.

Occorrerebbe molta più scelta per far diminuire un fenomeno che vive spesso in modo parassitario (e fa aumentare i prezzi… non certo la qualità).

Uno scatto d'orgoglio di chi produce, sopra tutto, sarebbe auspicabile.

Tag: Chianti,giornalisti,vino

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