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Torniamo alla Riserva dopo tre anni, per favore!

di caparsa (22/07/2009 - 15:00)


Come gia segnalato in altri post, la Riserva del Chianti Classico è diventata un’opzional aziendale senza nessun riferimento qualitativo. In più, anni addietro, era stato ridotto il periodo minimo per poter imbottigliare la Riserva (da tre a due anni, con intermezzi vari).

Oggi, ci sono validi motivi per tornare ai tre anni minimi necessari e sono:

Motivi economici: data la recessione e il tracollo dei prezzi del vino sfuso (per non parlar d’altro), prolungare il periodo di stoccaggio (anche se le riserve rappresentano solo il 20% dell’imbottigliato del vino Chianti Classico) significherebbe aumentarne il valore con l’allungamento del periodo di commercializzazione.

Motivi organolettici: il Sangiovese, la base del vino Chianti Classico, ha bisogno di tempo per affinarsi, per migliorare, per maturare (vedi come riferimento i cinque anni a Montalcino). La velocità di preparazione e quindi il confezionamento e la vendita veloce ha favorito con certezza i grandi imbottigliatori e i commercianti. Ma i grandi vini a Sangiovese hanno bisogno di tempo.

Rivolgo questa proposta al Presidente del Consorzio Chianti Classico, affinché vagli la possibilità di ritornare ai tre anni per le Riserve. Le opinioni sono le benvenute.

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Cambio Disciplinare: bozza di lettera aperta

di caparsa (01/01/2009 - 19:47)


Questa, di seguito, è una bozza di lettera, in cui tutti possono fare migliorie alle proposte o levarne, o aggiungerne di nuove. L'idea si ispira a quella della costruzione dei programmi “Open Source” dove chiunque ha acceso per le migliorie del programma, o come Wikipedia, l'enciclopedia aperta, dove tutti possono inserire le definizioni delle parole. Quando il testo poi sarà sufficientemente completo, esso sarà inoltrato ufficialmente al Consorzio Chianti Classico, alle Organizzazioni agricole e agli enti interessati.

Occorre copiare e incollare il testo della bozza di seguito riportata, correggerla nella forma e nella sostanza, implementarla, e poi inviarla qui nel blog o a caparsa@caparsa.it. Alla fine, se il progetto riesce, potrebbe venirne fuori delle belle...

Spett.le Presidente Consorzio Chianti Classico,  Regione Toscana, Assesorato all'Agricoltura, Provincia di Siena e Firenze, Confederazione Italiana Agricoltori

Alcuni Produttori del territorio del Chianti Classico, insieme con altri soggetti, invitano il Consorzio a modificare il disciplinare secondo le seguenti proposte nate da un dibattito in cui i partecipanti hanno a cuore il futuro di questo vino per motivi pratici, etici, ambientali o semplicemente per passione.

  1. Mantenere il limite minimo del vitigno Sangiovese all' 80%, liberalizzando la scelta di produrre vini con uve rosse o bianche per il restante 20%, ma sempre e solo da uve prodotte nel territorio. Il territorio del Chianti Classico deve infatti essere il legame unico tra vari modi di intendere il vino Chianti Classico.
  2. Analisi di laboratorio che possono certificare e garantire l'effettiva origine del vino Chianti Classico prodotto nel territorio, proteggendosi così dal rischio di assemblaggi con uve o vini non del territorio.

  3. Abolizione dell'uso dei diserbanti come condizione necessaria al rilascio della denominazione Chianti Classico, inizio di un percorso di salubrità distintivo del territorio.

  4. Abolizione delle commissioni di assaggio delle Camere di Commercio così come le abbiamo conosciute fin'ora. Le Commissioni devono diventare solo una consulenza pubblica al servizio dell'azienda, dando dei giudizi sulle singole partite destinate ad essere imbottigliate, senza possibilità di veti.

  5. Mantenere la densità minima di 3800 ceppi per i nuovi vigneti.

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Report Assemblea Consorzio Chianti Classico

di caparsa (28/11/2008 - 17:46)


Torno ora dall’assemblea del Consorzio Chianti Classico.

Quando sono arrivato, all’orecchio, mi è stato sussurrato: “Tutte le decisioni, le iniziative, le mosse sono in funzione di eliminare i piccoli produttori…”.

Un pensiero che digerisco controvoglia mentre vado all’assemblea. Primo ordine del giorno: il cambiamento di un articolo del disciplinare, che prevede la possibilità di assemblare il vino Chianti Classico tra singoli vitigni (ricordo che il minimo è 80% di Sangiovese e per il resto solo uve a bacca rossa) fino il giorno prima della richiesta di campionatura per l’ottenimento della DOCG. Tutti d’accordo, anche perché così si crea una libertà notevole d’azione, al riparo da possibili controlli in cantina. Io solo ho votato contrario (3 soli voti…), ritenendo che un’opposizione fosse perlomeno un fatto democratico. Ad ogni modo, nell’occasione, ho fatto un intervento nel quale ho chiesto come mai, alcuni mesi fa, mi è stato detto che nessun cambiamento al disciplinare era fattibile. A quanto ho capito ora non era vero, perciò è possibile ancora cambiare il disciplinare; allora in quest’occasione ho ripetuto la mia contrarietà al divieto assoluto del vitigno Malvasia e Trebbiano (vitigni storici nella composizione del Chianti), mentre è consentito l’uso dei vitigni alloctoni (Cabernet, Merlot, ecc.) che non hanno niente a che fare con la tradizione e…il terroir. Poi ho riproposto la mia contrarietà all’introduzione dell’obbligo di portare da 3800 ceppi/ha a 4.500 ceppi /Ha i nuovi vigneti (Vedi qui le ragioni nel post del 3 Luglio 2008).

Mi è stato istantaneamente rimproverato come il mio intervento fosse fuori “tema”, e che in quest’assemblea il problema non era all’ordine del giorno. Il Presidente, in seguito, ha anche affermato che da quando è in carica lo perseguito per questo motivo… in ogni modo nessun risentimento da parte mia. Però anche un successivo intervento ha rilevato come sia stato un errore eliminare vitigni storici come il Trebbiano e la Malvasia soprattutto dal punto di vista di un futuro disciplinare “aperto” (come auspicato dal Presidente), con meno paletti e con un occhio di riguardo verso la territorialità.

N’è nato un confronto alquanto bizzarro dove non mi soffermo nei dettagli.

Il secondo punto ha riguardato la stesura di una delibera che riguarda la contrarietà alla legge della Regione Toscana che prevede, unica regione in Italia, la demolizione d’ogni nuovo annesso agricolo (capanni, cantine e quanto altro) al momento che decadono le condizioni della ruralità. Per questo motivo i valori, ma soprattutto le sovvenzioni bancarie, sarebbero compromessi dall’obbligo di distruzione in casi di successione dove non è prevista la ruralità oppure la dismissione da imprenditore agricolo.

Secondo me è un argomento molto delicato: il Chianti vive la sua fortuna per l’immobilismo immobiliare dal dopoguerra, e poi esistono enormi differenze tra le esigenze agricole dei piccoli coltivatori e grandi imprenditori agricoli… perciò io e solo altri tre “piccoli” produttori si sono astenuti, mentre la maggioranza ha votato a favore.

 

Alla fine dei discorsi, mi preme rilevare come anche in quest’occasione il dibattito, dove la partecipazione è democrazia, sia stato veramente limitato e che il pensiero dominante riesca a sbaragliare qualsiasi voce contraria con gran facilità, dialettica e pratica. Le riflessioni pubbliche, senza paura di esporsi, sono sempre più rare; purtroppo i piccoli produttori non sono organizzati per far sentire la propria voce e forse anche per questo motivo sono destinati a scomparire...

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La libertà è partecipazione

di caparsa (17/11/2008 - 18:38)


Il prossimo 28 Novembre 2008 è convocata l’assemblea dei soci del Consorzio Chianti Classico, in Sant’Andrea in Percussiva, Via degli Scopeti, San Casciano V.P. (Fi), con ordine del giorno: 1) Integrazioni alle modifiche art 4 del disciplinare di produzione; 2) LR Toscana 1/2005 art 41 c.6: dibattito e conclusioni; 3) Situazione economica e di mercato del vino Chianti Classico.

E’ auspicabile la partecipazione soprattutto dei piccoli produttori: che si porti contributi, idee, preoccupazioni, per far sentire una voce che negli ultimi anni si è rivelata inesistente! Le assemblee servono a questo. Le decisioni sono poi prese dal Consiglio d’Amministrazione eletto, ma il consiglio deve sempre tenere conto di quanto detto in assemblea, sempre che nell’occasione siano consentiti gli spazi, naturalmente.

Per questo motivo rivolgo un appello alla partecipazione non solo dei soci ma anche dei giornalisti, studenti, operatori e quanto altro che, se anche non hanno voti per le decisioni, possono influenzare il dibattito.

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Il Presidente del Consorzio Chianti Classico parla di ambiente!

di caparsa (26/09/2008 - 18:04)


Un mio personale applauso all’intervento del Presidente del Consorzio Chianti Classico che affronta il problema idrico in Chianti, con precisi riferimenti alla viticoltura, ma che si estende alla questione ambientale in eno-viticoltura. Vorrei sottolineare l’importanza della parte finale che, per me e spero per molti altri, deve essere una base per coloro che ancora non capiscono o fanno finta di non capire. In questo mio blog, spesso mi abbandono alle critiche, ma questa volta mi dedico ad un apprezzamento. Questa la parte finale dell’intervento, mentre tutto l’artcolo lo trovate qui.

…Credo che alla luce di quanto detto finora la produzione vitivinicola di oggi non possa più limitarsi a parlare di vino considerandolo esclusivamente sotto l’aspetto edonistico ed organolettico cioè valutandone esclusivamente la sua dimensione estetica. Occorre riscoprire qualcosa di più complesso della sola piacevolezza che il vino può darci. Qualcosa che sia in grado di appagare non solo il gusto ma anche la sete che molti di noi hanno di riuscire a vivere in equilibrio con la natura. C’è necessità di vini il cui punto più alto lo raggiungano nel raccontarci la genealogia, la provenienza, di parlarci perciò del loro rapporto con la terra, con il clima, con le risorse energetiche locali a cominciare dall’acqua. Proprio mentre stavo scrivendo queste note è arrivata l’omelia di Papa Benedetto XVI a Cagliari che ha detto: “Maria vi renda capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessità di una nuova generazione di laici impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile.” In un momento come quello attuale il pericolo maggiore che corriamo, non solo come agricoltori ma come uomini, è quello di avere un’esagerata sovrastima della scienza e del tecnicismo che ne discende.L’illusoria onnipotenza che può derivare da simili errate deduzioni, “Possiamo fare tutto, non ci sono più limiti,” rischia di anteporre desideri particolaristici ai doveri universali che, come uomini, abbiamo nei confronti della Collettività e del “Kosmos”. Per noi vignaioli la grande scommessa futura è quella di riuscire a realizzare dei vini che non siano soltanto buoni da bere ma anche compatibili con la natura, il paesaggio ed in sintonia con il consumatore.D’altra parte sta crescendo un nuovo tipo di consumatore, senza dubbio più partecipe, che non si accontenta più di un vino per lo più omologato nella sua produzione e perciò anche nel gusto, ma vuole conoscere in piena trasparenza anche l’origine e le metodologie di lavorazione per condividerne idealmente la filosofia di produttiva. In questo nuovo modo di intendere vi è una diversa visione del vino, e soprattutto del terroir, che prendendo corpo in maniera emozionale finisce per conferire una personalità, vera, originale e più profonda. Un vino in armonia col territorio, rispettoso dell’origine, dell’ambiente dove nasce e dei suoi ritmi è un vino con un’anima, capace di soddisfare il consumatore anche nella sua dimensione culturale.La scommessa futura è quella di produrre un vino che si faccia portatore di valori quali la naturalità, la difesa delle biodiversità, il rispetto per l’ambiente e perciò anche quello di un uso consapevole dell’acqua.Davanti a questo tipo di richiesta è necessario una generazione di viticoltori “sapienti” che concepiscono il fare vino non soltanto come semplice attività agricola ma come un vero e proprio atto cultural-filosofico. E’ una sfida vitale per le nuove generazioni ed anche una grande opportunità che il territorio del Chianti Classico deve riuscire a far propria per primeggiare non soltanto, come oramai sa fare da tempo, nelle classifiche del giornalismo specialistico nazionale e internazionale, ma anche per assumere un ruolo di leader nella risoluzione di queste, oramai ineludibili, problematiche. Marco Pallanti

 

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