L'Enoclub di Siena

Recentemente sono stato invitato ad una cena con bistecca, per presentare e illustrare una verticale di uno dei miei vini, il Chianti Classico Doccio a Matteo, organizzata dall’associazione ricreativa enogastronomica ed enoculturale “Enoclub”.
Queste sono le iniziative che rendono contenti chiunque produce vino. Ma soprattutto per me, stanco delle troppe numerose fiere, delle iniziative enologiche faraoniche, delle competizioni, i piccoli incontri come questi sono una base su cui comunicare le sensazioni, le pratiche, l’evoluzione della manualità e sensorialità del “fare vino” senza chiasso, direttamente e soprattutto senza interferenze mediatiche.
L’associazione tra l’altro si prefigge “... la crescita comune, l’acquisizione progressiva di nuovi saperi, senza “super-esperti” che calino dall’alto “la verità assoluta”. Quindi spazio per tutti, soprattutto per chi di vino sa poco o nulla ma che è disposto ad apprendere con l’esperienza diretta e non per “sentito dire”, magari leggendo le votazioni sulle guide o i racconti di qualche navigato sommelier.”
Onore a quest’associazione. Questo è il contatto col Presidente Davide Bonucci: davide.bonucci@alice.it
Foto: Ville Tuomola
Visita

Ho ricevuto una gradita visita di un eno-appassionato da Roma, Paolo Boldrini.
Ci siamo conosciuti virtualmente attraverso i nostri commenti nel Blog di Franco Ziliani e la visita a Caparsa è stato il momento in cui ci siamo conosciuti personalmente. Abbiamo conversato, degustato e valutato questo nostro mondo di-vino. Ho ricevuto addirittura in omaggio due bottiglie del vino da lui prodotto, (una goduria!), che è il miglior regalo che mi si possa fare sia perchè ho poche occasioni di “uscire” dalle mie colline chiantigiane, sia perchè è il miglior biglietto da visita che testimonia la comune passione per questo nettare.
In questo post vorrei solo confermare come il mezzo internet stia lentamente cambiando il mondo del vino, dove le persone hanno la possibilità di conoscersi e raccontarsi storie attraverso i post per poi ritrovarsi intorno ad un bicchiere, nel territorio, così, semplicemente e con armonia.
Foto: Ville Tuomola
Zonin non chiude la porta

Il Comune di Radda in Chianti, sotto mia sollecitudine, sta cercando di promuovere un’iniziativa per l’abolizione del diserbo nelle vigne del comune. Attualmente è in una fase “conoscitiva”. Secondo informazioni ufficiose, il principale produttore di vino di Radda, Zonin, nella sua tenuta Castello di Albola, non ha escluso a priori questa possibilità.
Ripeto qui le ragioni di questa iniziativa che, se coronata da successo, significherebbe un ulteriore balzo in avanti per i vini prodotti in questo territorio (vedi ad esempio l’articolo di Fernando Pardini dir resp L'AcquaBuona e resp Guida Vini Espresso sui vini di Radda): La relativa facilità di operare in un piccolo territorio ma molto significativo nel panorama vinicolo Internazionale potrebbe portare all’abolizione di questa pratica con ricadute positive non solo sull’ambiente, ma anche nell’immagine e nello stile dei vini prodotti a Radda. Ricordo che l’uso dei diserbanti, al di là della loro più o meno intrinseca tossicità, semplifica gli ecosistemi vitali del suolo, suolo che riveste un’importanza fondamentale per produrre prodotti di qualità. In viticoltura, inoltre, il risparmio economico del diserbo rispetto alla lavorazione del suolo sotto filare con le nuove macchine si può definire piccolo in confronto ai vantaggi economici (per il valore aggiunto del vino) e ambientali che ne deriverebbero.
Un giorno in Germania

Germania, una Nazione con spazi enormi. Germania, specchio di un ambiente naturale spesso piovoso e freddo. Rigore. Pianificazioni. Orgoglio nazionale. L’opposto dell’Italia.
Sono andato a trovare il mio amico Peter Sauerbrei, piccolo importatore del nord della Baviera. Opera nelle regioni della Bassa Franconia a Wurzburg, nel Rhon a Bischofsheim e in Turingia a Erfurt (la capitale) e Meinigen. Insomma le terre del famoso compositore Richrad Strauss.
Peter abita in Schwallungen, un piccolo paese dove non c’è un Bar, un ritrovo o un negozio ma la passione per il vino buono lo impegna da sei anni a questa parte e ormai ha numerosi clienti privati e pubblici in queste terre. Il lavoro di comunicatore dei piccoli artigiani di vino, come me, lo appassiona al punto che quest’attività ricopre il 40% del suo lavoro d’ingegnere.
Con molta soddisfazione ho scoperto che i miei vini sono regolarmente bevuti al ristorante “Gambero Rosso” da Domenico (info@gambero-rosso-wuerzburg.de) o all’Hotel Fischzucht a Wurzburg (www.Hotel-Fischzucht.de) o all’Hotel Kur & Schlosshotel a Bad-Neustadt.
Negli angoli più remoti è possibile trovare i miei vini: questa è davvero una bella gratificazione per il mio lavoro di vignaiolo. L’amico Peter è un “portabandiera” dei vini di Caparsa in Germania, anche perchè sono stati i suoi primi ad essere importati. Grazie Peter Sauerbrei (Riserva-Docg Wein und Feinkosthandel, tel. +49 036848/20242 e-Mail: info@riserva-DOCG.de). Grazie anche a Jana, moglie di Peter, per l’accoglienza.
A Radda in Chianti qualcosa si muove contro i diserbanti

Nel mese d’Agosto ho avuto un informale incontro con il nuovo Sindaco del Comune di Radda in Chianti, Alessandro Aterini.
La mia proposta di iniziare un’indagine conoscitiva sulla possibilità di eliminare la pratica del diserbo nei vigneti di Radda è stata esaminata. La relativa facilità di operare in un piccolo territorio ma molto significativo nel panorama vinicolo Internazionale potrebbe portare all’abolizione di questa pratica con ricadute positive non solo sull’ambiente, ma anche nell’immagine e nello stile dei vini prodotti a Radda.
Ricordo che l’uso dei diserbanti, al di là della loro più o meno intrinseca tossicità, semplifica gli ecosistemi vitali del suolo, suolo che riveste un’importanza fondamentale per produrre prodotti di qualità. In viticoltura, inoltre, il risparmio economico del diserbo rispetto alla lavorazione del suolo sotto filare con le nuove macchine si può definire piccolo in confronto ai vantaggi economici e ambientali che ne deriverebbero.
Per raggiungere lo scopo potrebbe essere necessario un contributo pubblico per l’acquisto di queste macchine che Alessandro Aterini non ha escluso con l’aiuto della Provincia di Siena.
Speriamo che l’idea abbia finalmente un riscontro!
Marco Pallanti interviene sulla questione Riserve del Chianti Classico

Ho ricevuto con grande piacere una lettera di Marco Pallanti, Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, a proposito della questione Riserve del vino Chianti Classico da me sollevata (vedi il mio Post precedente).
Pubblico qui alcuni stralci della lettera dove sicuramente vi sono posizioni estremamente condividsibili:
“... condivido con Lei sulla necessità di una “scala valori” all’interno della denominazione generica “Chianti Classico”.
Fino a pochi anni orsono avevamo la vecchia “Riserva” che serviva proprio a definire un livello qualitativo superiore d’alcuni vini evidenziando il loro maggior pregio con caratteri leggermente più restrittivi (alcol, estratto ed appunto periodo di affinamento più lungo).
Oggi con il Gallo passato a simbolo, non più consortile, ma della Denominazione ed avendolo trasferito sulla fascetta della DOCG si sono offuscate le luci che evidenziavano le diversità qualitative tra un Chianti Classico ed un Chianti Classico Riserva.
Inoltre, altri produttori hanno abbandonato la “Riserva” intraprendendo vie differenti per designare la propria scala qualitativa ed hanno iniziato ad usare la dicitura “Vigneto”.
Ritengo paritetiche le due vie e lascio libera scelta al Produttore su quale sia la strada migliore per evidenziare questi vini di maggior pregio, anche se basta osservare quello che faccio nella mia Azienda per capire come la penso.
A mio avviso “Riserva” è una vecchia dizione che era legata soprattutto al tempo d’affinamento in cantina del vino. A quei tempi il Chianti Classico era un vino con caratteri soprattutto mercantili cioè derivava i proprie caratteristiche organolettici principalmente da quelle che il mercato richiedeva.
Oggi il Chianti Classico ha assunto, o in qualche caso sta assumendo, i caratteri derivanti dal territorio. Il concetto di Terroir è sulla bocca di tutti ed è per questo che diviene più importante il micro-luogo di nascita capace di imprimere un DNA diverso ed unico. Allora il “Vigneto” diviene la matrice che può contraddistinguerlo al meglio.
Tornando alla Sua lettera, non è importante per me se lo chiamiamo con l’uno o l’altro nome ma diviene molto importante valorizzarlo e farlo capire al mercato, specie in momenti di particolare difficoltà.
Il periodo di affinamento maggiore può essere un buon parametro ma forse dovremmo fare di più.
Questa sua lettera è per me una opportunità per anticiparle che il CdA nell’ultima riunione di Consiglio, su mia proposta, ha deciso di inoltrare una richiesta al Ministero per una nuova integrazione da apportare al Disciplinare di produzione che valorizzi proprio questi vini. Abbiamo cercato di accorciare al massimo i tempi dato che a partire dal 1 agosto, con l’entrata in vigore definitiva della nuova OCM, ogni tipo di modifica dei Disciplinari dovrà essere approvata a Bruxelles e non più a Roma con tempistiche probabilmente più lunghe.
Come vede quindi, stiamo lavorando nel senso da lei richiesto."
Allora, cosa ne pensate, carissimi colleghi produttori?



Ultimi commenti