Calo dell'entusiasmo

Stiamo assistendo alla fine di un’euforia. Il drammatico calo dei prezzi per l’uva e il vino alla produzione non è l’unica ragione di questo fenomeno.
Chi lavora in vigna conosce bene il buon valore del lavoro manuale, ma quando il grosso del lavoro è assorbito dalla burocrazia, dalle regole sempre più asfissianti, dalle alterazioni ambientali sempre più estreme, dalle figure che incitano al marketing aggressivo e all’accorpamento per eliminare i piccoli produttori, dalla proliferazione di guide, articoli redazionali, fiere, e giornalisti dell’ultima ora, e dell’aumento del costo del lavoro (regolare), tutto questo crea sfiducia.
L’entusiasmo diminuisce e con questo la creatività, la voglia di fare, il sacrificio per produrre bene e meglio. Comincia a serpeggiare un sentimento di ribellione. Un mio caro amico dice che la felicità è interiore, ed è vero; ma siamo tutti partecipi e coinvolti in questa fase storica in cui molto appare e poco è sostanza. Questo è il problema alla radice. Questo è il problema dei piccoli produttori, abituati al buon valore del lavoro.
Foto: Ville Tuomola
35 Euro per poche gocce di vino?

Sono passato da Badia a Passignano, luogo bellissimo, dove il monastero domina un paesaggio agrario mozzafiato. Badia dove, correggetemi se sbaglio, erano maturati nelle cantine sotterranee i famosi vini prodotti da Antinori. Oggi è in restauro e non visitabile (pare che i restauri finiscano nel 2010). Mi sono così affacciato ad una vendita diretta, di cui non faccio nome, soffermandomi sul listino prezzi ben esposto per le degustazioni.
Un bicchiere di tal vino: xxxxxx: Euro 35
Un bicchiere di tal vino: xxxxxxx: Euro 25
E così via...
Tutto è lecito naturalmente e arrivo a capire anche il costoso marketing per arrivare a cifre simili. La mia riflessione però è questa: alla luce dell’attuale crisi dove addirittura Franco Biondi Santi pubblicamente dichiara di aver notevolmente diminuito i prezzi del suo Brunello, ha ancora senso esigere prezzi così alti? Sono più i vantaggi che derivano dall’esibizione del prezzo alto e quindi lo stimolo a rari clienti esclusivi alla curiosità o piuttosto un’ostinata ostentazione di prestigio fine a se stessa, senza nessun reale beneficio? Parlando con enotecari chiantigiani mi si conferma questa seconda ipotesi (nessun reale beneficio) in quanto il tal vino in bottiglia, che costa 100 euro + Iva all’enotecario, rimane invenduto ancora sullo scaffale.
"Classico รจ" un flop

Dal 30 Maggio al 6 Giugno 2009 si è svolta una manifestazione promozionale sul territorio del Chianti Classico organizzata dal Consorzio dal titolo "Chianti Classico è". La manifestazione, secondo l'opinione di coloro che hanno aderito semplicemente non ha funzionato. La stessa opinione è anche degli abitanti dei Comuni del Chianti Classico. Nessuno si è accorto della manifestazione del Consorzio. In realtà molti soldi sono stati spesi, ma il risultato è stato quasi nullo.
Contemporaneamente ci sono state le tradizionali degustazione dei vini a Castellina in Chianti, (Pentecoste a Castellina in Chianti) e a Radda in Chianti, (Radda nel Bicchiere). Queste due manifestazioni sono riuscite a coinvolgere operatori del settore ed enoappassionati come negli anni passati, riscuotendo il successo "normale".
La domanda sorge spontanea: perchè il Consorzio semplicemente non supporta le degustazioni che annualmente vengono organizzate dalle ProLoco o associazioni di volontariato nei Comuni storici del Chianti Classico, senza disperdere inutili risorse? Tra l'altro il Consorzio aumenta ogni anno il costo addebitato ai Soci, nonostante la recessione...
A onor di cronaca qualcosa deve essere arrivato all'orecchio perchè è recente un'articolo sul Chianti Classico Magazine in cui frettolosamente si parla della nuova edizione 2010 considerando l'appena passata un banco di prova. Staremo a vedere. Certo è che le manifestazioni, le promozioni, le fiere sul vino (senza aggiungere le riviste, le guide, le pseudo-guide, ecc.) sono così numerose che poi alla fine ci si brucia da soli.
Grazie Martino e Maurizia!

Conosco da molti anni Martino Manetti e Maurizia Rampolla Di Napoli e sono orgoglioso. Entrambi hanno ricevuto una coppa, come si consegna ai vincitori del Mondiale di Calcio, per il miglior vino rosso d’Italia, D’Alceo, e per il miglior vino con miglior rapporto qualità prezzo, Pian del Ciampolo (evento organizzato dalla rivista Bibenda di Franco Ricci dell’Ais di Roma).
Al di là delle polemiche, la premiazione è stata trasmessa su Rai1 con tutte le conseguenze mediatiche confezionate per un certo pubblico, il piacere è stato grande.
Maurizia, titolare col fratello di Castello di Rampolla, è da sempre per me un faro, una guida nella eno-vitivinicoltura per la sua sobrietà, praticità, cultura, intelligenza e responsabilità; con il fratello Luca, impegnato nell’aspetto più idealistico, quasi religioso della produzione del vino fanno del Castello di Rampolla un caso unico nel panorama vinicolo Italiano.
Martino, titolare di Montevertine, ha ereditato un pesante fardello dal padre che, pioniere, ha saputo valorizzare il Sangiovese in Toscana con Giulio Gabelli. E’ riuscito, anzi riesce, a continuare il solco iniziato prima di lui e questo non è facile. I suoi vini, Pian del Ciampolo, Montevertine e Pergole Torte, non hanno bisogno di parole, hanno solo il bisogno di essere bevuti.
Sono felice che due produttori chiantigiani, uno a Panzano l’altro a Radda in Chianti, hanno ricevuto questi riconoscimenti. Nessuna invidia, nessuna polemica deve accompagnare questo evento: i maestri Martino e Maurizia sono super-partes e devono essere esempio per noi comuni mortali vignaioli. Nel nome del vino.
Pentecoste a Castellina bagnata

Il 31 maggio e 1 Giugno si è svolta la manifestazione “Pentecoste a Castellina” che ha visto la partecipazione della quasi totalità dei produttori di vino di Castellina e qualcuno esterno, come Caparsa di Radda. La pioggia ha fatto da padrona ma, nonostante questo, la buona partecipazione di curiosi e appassionati evoluti di vino ha legittimato un innegabile e largo successo.
Dal punto di vista di partecipazione della popolazione e delle attività economiche di Castellina, invece qualche problema c’è.
Premesso che l’associazione “Viticoltori di Castellina in Chianti” organizza la manifestazione utilizzando i contributi economici delle aziende socie, con un parziale contributo proveniente dal Comune di Castellina, tramite apposita commissione; Premesso che Castellina non ha una Pro Loco autonoma, bensì una società privata delegata dal Comune che gestisce in qualche modo il turismo e le attività promozionali; Premesso che molti cittadini ritengono, senza distinzione, che tutti i proprietari delle aziende agricole depredano il territorio con l’uso dei diserbanti, della chimica indiscriminata e della coltivazione intensiva;
Occorrerebbe tener presente che la manifestazione richiede un’importante utilizzo di energia che proviene solamente dai viticoltori e che alcuni prodottori sono biologici e che quindi rispettano il territorio e la sua qualità. Non si può fare tutt’erba un fascio e non si può criticare senza partecipazione. La partecipazione è libertà.
Io credo che le sinergie tra le differenti realtà produttive, le differenti realtà turistiche, di ristorazione e vitivinicole presenti sul territorio di Castellina, debbano essere prese in considerazione nella loro totalità e gestite da un’organismo comune dove ognuno ha la sua rappresentanza democratica. Insoma Una ProLoco pubblica potrebbe portare molti vantaggi a tutti gli abitanti di Castellina.Macchi, Masnaghetti, Sangiorgi, Ziliani

In molti mi hanno chiesto le motivazioni delle tre pagine ai quattro migliori giornalisti secondo la mia “Guida ai giornalisti enogastronomici d’Italia 2009”.
Allora eccoli:
Franco Ziliani: è giornalista di lunga esperienza. Il suo merito è quello di essere in qualche modo riuscito a staccarsi da un giornalismo tradizionale e a volte necessariamente clientelare per approdare con il suo blog Vinoalvino in una zona dove la velocità e la partecipazione all’informazione lo rende innovatore in questo campo. Si è distinto in particolare nel 2008 per la sua tenace battaglia per i vini veri, non taroccati, in particolar modo nella battaglia in favore della purezza del Sangiovese del Brunello di Montalcino.
Carlo Macchi: giornalista toscano verace in quel di Poggibonsi, terra natia del maestro assaggiatore Giulio Gambelli. Proviene da esperienze gamberose, Gambero Rosso, da cui si è staccato approdando nel suo winesurf. I suoi articoli sono ricchi di scanzonature, ironie e gioiose prese dei fondelli per tutti, con grande giovamento del troppo serioso mondo in cui opera. Degustatore sopraffino, lancia continuamente valide idee e iniziative, come la battaglia contro il vetro pesante delle bottiglie. Inoltre con la sua rubrica "enologo fantasma" ha svelato molti trucchi dei vini "poco veri".
Alessandro Masnaghetti: da molti anni realizzatore della rivista Enogea. Recentemente con le sue realizzazioni delle mappe delle vigne dei migliori territori viticoli italiani, ha riportato finalmente l'attenzione degli appassionati sui vigneti e non tanto sugli enologi com’è stato fatto dagli anni '80. Emiliano d’origine è riservato, sprigiona serietà in tutto quel che dice. Non si lascia incantare da nessun produttore o vino, ammettendo che il percorso e quindi il palato e la valutazione di un’assaggiatore, come lui, varia nel tempo.
Sandro Sangiorgi: fondatore della rivista trimestrale Porthos. Ama i vini veri, quelli fatti con l’amore e il territorio e non quelli fatti per il mercato. E’ riuscito a mettere insieme una "ciurma” (collaboratori), giovani e appassionati dove trovano in Porthos la loro realizzazione di vita. La rivista si distingue per la sua poeticità, arte e unicità; soprattutto non si avvale d’alcuna pubblicità delle aziende e per questi motivi si pone sul filo del rasoio della sopravvivenza, mantenedo un’indipendenza notevole per questi tempi. E’ stato uno degli ideatori nel 2008 della petizione "In Difesa dell'Identità del Vino Italiano che ha raccolto quasi 1300 firme dimostrando una grande capacità di divulgare l’idea dell’arte del vino.



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