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Vignaioli & Vignerons

di caparsa (02/12/2009 - 21:50)


Tra il 4 e il 13 dicembre si svolge una iniziativa lanciata da Slow Food con la collaborazione di Regione Toscana "Vignaioli & Vignerons" dedicata al nuovo corso di Slow Food per un'agricoltura sostenibile.
Mi immagino i vignaioli con i calli sulle mani,  volti bruciati dal sole e dal vento, sguardi incazzati contro la burocrazia che opprime noi vignaioli.

I vignaioli, nella percezione popolare, sono quelli che lavorano manualmente e che nel bene e nel male producono vini espressione della terra madre e che credono fermamente nella protezione ambientale.
Allora cosa ci azzecca, nel programma, l'intrigante “Talk Show con Le Grandi famiglie del Vino: Antinori, Folonari, Frescobaldi e Mazzei” oppure “la degustazione nelle Cantine Banfi di Montalcino” ? (per non parlare d'altro...).
Ma forse i veri nuovi vignerons sono proprio loro con la loro tecnica esagerata, con i loro diserbanti, con il loro ufficio di PR e con le loro Banche, non noi piccoli callosi e anche rompiscatole...

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Il Vino Low Cost mi da il voltastomaco

di caparsa (20/11/2009 - 19:13)


Ricevo ultimamente mail dal titolo: "Bere bene low cost Gambero Rosso 2010" e poi "Reagire alla crisi" e poi "Promuovi low cost il Tuo Vino" e poi "Il peggio deve ancora venire"...

che pensare? E' vero che la recessione morde duro, che i prezzi del vino sfuso alla produzione diminuiscono fortemente, che il listino prezzi di molte case vinicole diminuisce (attenzione: non mi risultano in riduzione i prezzi del vino imbottigliato al dettaglio)...

ma vedere chi cerca di sfruttare la situazione mi da il voltastomaco.

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Un esempio di cattiva burocrazia

di caparsa (17/07/2009 - 22:25)


La lotta contro la burocrazia è dura. L'ultima conferma che mi è capitato è con ARTEA che è l'organismo pagatore dei sostegni in agricoltura della Regione Toscana.

I fatti: ho reimpiantato un vigneto di 0,77 Ha secondo i termini e le norme per l'accesso al contributo (circa 4.000 Euro / Ha) nel  2006. Nel 2008, esattamente il 31/5/2008 ho avuto il collaudo da un tecnico funzionario della Provincia di Siena, tutto O.K.. Ma l'organismo pagatore non ha pagato. Sono state cambiate le procedure. Oggi 17/7/2009 c'è stato un'altro collaudo con un altro tecnico, pagato questa volta da ARTEA, che ha praticamente rifatto ciò che era stato fatto in precedenza. A due anni di distanza ancora non è stato erogato il contributo.

Sono d'accordo per i controlli necessari affinchè i furbi siano eliminati, ma mi domando quanto si spende in burocrazia per erogare un legittimo contributo. Azzardo: 65% per la burocrazia e 35% per il destinatario del contributo, in media. La Regione Toscana è sulla carta in generale all'avanguardia, ma nelle altre Regioni che succede? Quale potrebbe essere la proporzione? Anche un 95% per un 5%?

Speriamo che le cose migliorino, altrimenti è proprio un casino.

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Ricambio generazionale in agricoltura? Ho molti dubbi

di caparsa (08/07/2009 - 19:37)


In Italia il 3,8% dei titolari delle aziende agricole ha meno di 35 anni, il 41,5% ha oltre 65 anni (in Toscana la situazione è leggermente migliore). Questi dati evidenziano bene la questione.

I bastoni tra le ruote per chi produce cibo, e non solo, sono la burocrazia ma soprattutto l’insicurezza del reddito. Una grandinata, un mancato pagamento, vendite forzate sottocosto, le tasse, il duro lavoro nei campi e sul trattore… come si fa a incentivare il ricambio generazionale in agricoltura? Per di più i miraggi professionali ostentati sono professioni come “escort” o veline o il posto sicuro magari a fare il burocrate o il politico a pagamento.

In Giappone gli agricoltori sono sotto la protezione dello Stato. In Italia gli agricoltori sono considerati l’ultima ruota del carro. Soprattutto le donne, che sono l’asse portante o l’aiuto decisivo in ogni agricoltura, saranno in grado di recuperare l’immagine sociale necessaria per il ricambio generazionale?

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Polemiche egiziane a Radda

di caparsa (28/05/2009 - 21:43)


Un fatto curioso si sta verificando a Radda in Chianti, forse specchio di quel che sta succedendo in Italia. I fatti. Il prossimo 6/7 Giugno a Radda ci sarà la degustazione nel Paese “Radda nel Bicchiere” organizzata da ProLoco e varie associazioni del luogo con la partecipazione dei produttori vitivinicoli raddesi. In questi giorni è stata avanzata la richiesta di partecipazione di un produttore egiziano, proprietario tra l’altro di un palazzo vicino Siena.. Per correttezza è stata inviata comunicazione ai produttori che, nelle prime reazioni, a sorpresa, hanno (alcuni) bocciato l’iniziativa.

Questi prodottori hanno dimenticato sicuramente che nelle annate precedenti sono stati presenti produttori di Muller Turgau della Val di Cembra, Consorzio Asti spumante, Cognac di Saint Brice… Il dubbio che mi perseguita è che la vera ragione non sia tanto la paura della concorrenza (?), ma la paura del diverso e del non conosciuto; proprio quello che sta succedendo in grande scala in Italia sulla questione immigrati e sicurezza. Io sarei veramente curioso di assaggiare uno Chardoné egiziano…!

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Crisi: occasione positiva nel mondo del vino

di caparsa (23/02/2009 - 19:19)


L’attuale crisi economica è stata causata anche dal mito dell’arricchimento infinito.

Nell’ultimo ventennio il sistema ha prodotto una bolla di sapone dove i riflessi erano l’ambizione della ricchezza ostentata e del frivolo: esagerazioni del valore dell’estetica e dell’apparenza.

In generale questa crisi costringerà a rivedere la visione della vita, riportando un pò tutti verso comportamenti sociali più autentici, più pratici, più sobri. Volendo fare un paragone, come lo era la civiltà contadina (più o meno).

Detto questo, la domanda che coinvolge il mondo del vino è questa: chi risente (o risentirà) maggiormente della crisi tra i produttori di vino?

Secondo me soprattutto chi ha operato con poca etica, o chi è stato abituato a spendere in pubblicità patinate, chi si rivolge a confezioni costose e a bottiglie di vetro pesanti, in marketing finalizzato all’effimero…, insomma crisi piena per chi pensa o ha pensato che la qualità si ottiene non in vigna, non nella produzione, ma nell’estetica artificiale. L’occasione che offre questa crisi è proprio questa: riportare la sobrietà, la naturalità, la spontaneità, la poesia e la cultura del vino in primo piano. E l’ambiente ci guadagna.

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