Ho un Sogno

In queste notti di fiere (Prowine, Vinitaly), dove molti vanno per scelta, necessità, abitudine o dovere, ho sognato.
Sogno un giorno, quando sarò libero di produrre il mio vino e basta. Sogno i miei clienti venire da me a capire e assaggiare i miei vini. Sogno un mondo senza fiere dove le guide sono tutte indipendenti, e citano solo coloro chi lo merita; dove i giornalisti fanno il proprio lavoro, senza scannarsi l’uno con l’altro e scrivono storie senza dover pagare per essere scritte. Io ho un sogno. Un sogno dove i consumatori scelgono con la propria testa, palato e giudizio. Sogno un mondo libero dai condizionamenti falsi e bugiardi dettati dalla convenienza. Sogno un mondo dove non si deve lottare sempre e dove la serenità regna. Sogno un mondo senza mercato, dove il baratto è la regola. Sogno un luogo dove sentirsi liberi. E’ solo un sogno.
Alla crisi si risponde con l’amore e un bicchier di vino

La questione crisi dell’economia in Italia e nel mondo, ha una similitudine con la crisi dell’amore. Nelle società occidentali nell’ultimo ventennio sono nati pochi bambini poiché il miraggio del successo, la corsa all’estetica, che si compra con i soldi (tutto ormai si compra), imponeva di non aver tempo per l’amore. Dal dopoguerra in poi abbiamo quindi assistito ad una generalizzata diminuzione dell’etica e della morale: i valori “virtuali” hanno avuto il sopravvento. Così l’amore, non inteso solo come sesso, è andato in crisi. Assistiamo a legami sempre meno duraturi, determinati spesso dal bisogno d’ostentazione dell’estetica, più che da solide basi morali di convivenza e amore. Anche la crisi dell’economia, in parte, è scaturita dagli effetti “dell’apparenza” e della poca etica, del mondo finanziario.



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