Un giorno in Germania

Germania, una Nazione con spazi enormi. Germania, specchio di un ambiente naturale spesso piovoso e freddo. Rigore. Pianificazioni. Orgoglio nazionale. L’opposto dell’Italia.
Sono andato a trovare il mio amico Peter Sauerbrei, piccolo importatore del nord della Baviera. Opera nelle regioni della Bassa Franconia a Wurzburg, nel Rhon a Bischofsheim e in Turingia a Erfurt (la capitale) e Meinigen. Insomma le terre del famoso compositore Richrad Strauss.
Peter abita in Schwallungen, un piccolo paese dove non c’è un Bar, un ritrovo o un negozio ma la passione per il vino buono lo impegna da sei anni a questa parte e ormai ha numerosi clienti privati e pubblici in queste terre. Il lavoro di comunicatore dei piccoli artigiani di vino, come me, lo appassiona al punto che quest’attività ricopre il 40% del suo lavoro d’ingegnere.
Con molta soddisfazione ho scoperto che i miei vini sono regolarmente bevuti al ristorante “Gambero Rosso” da Domenico (info@gambero-rosso-wuerzburg.de) o all’Hotel Fischzucht a Wurzburg (www.Hotel-Fischzucht.de) o all’Hotel Kur & Schlosshotel a Bad-Neustadt.
Negli angoli più remoti è possibile trovare i miei vini: questa è davvero una bella gratificazione per il mio lavoro di vignaiolo. L’amico Peter è un “portabandiera” dei vini di Caparsa in Germania, anche perchè sono stati i suoi primi ad essere importati. Grazie Peter Sauerbrei (Riserva-Docg Wein und Feinkosthandel, tel. +49 036848/20242 e-Mail: info@riserva-DOCG.de). Grazie anche a Jana, moglie di Peter, per l’accoglienza.
E' una lotta continua

Purtroppo non riesco a trovare il tempo per scrivere…
Giornalisti

Buffo vedere come i giornalisti di vino e d’enogastronomia si azzuffano così frequentemente in questi tempi. Per dire la verità è una tristezza, ma in pochi giorni ho assistito ad una baruffa nella mia cantina tra giornalisti di varie nazionalità e ora di recente sul Blog di Ziliani con un’esilarante polemica tra lui e un giornalista, fresco, fresco, tal Roberto Gatti. Se ne sono dette di tutti i colori…
In questi venti di crisi, osservare il fenomeno fa riflettere come, negli ultimi diciamo dieci anni, la proliferazione di queste figure professionali ha creato un mondo fatto di parole, opinioni, aggettivi, giornali, riviste, periodici, guide, cronache sul vino a volte di poca professionalità o sostanza e a volte ambigue (vedi Venelitaly sull’Espresso); ed ora che si ritrovano improvvisamente di fronte ad una realtà economica sicuramente molto più restrittiva, la competizione è feroce. I giornalisti hanno un peso decisivo per la formazione dell’opinione pubblica e la società in genere, nel bene e nel male, e forse questa crisi porterà ad uno sfoltimento importante. In effetti, ci sono giornalisti corretti, coerenti, sapienti, ed altri corrotti, incoerenti, ignoranti… Speriamo in una buona selezione.
- 16% di occupati in agricoltura

Molto preoccupante il dato che nel 2007 gli occupati in agricoltura calano in Toscana, nel solo anno 2007, del 16% a fronte di un calo medio nazionale del 6%. Vedi l’articolo ufficiale
Non sarà che la burocrazia particolarmente applicata in Regione Toscana per chi produce, come anche i rischi legati al fatto di essere permanentemente "fuorilegge" per l’impossibilità del rispetto di migliaia di regole con le conseguenti pesanti sanzioni, fanno lasciare l’agricoltura? "Chi me lo fa fare ?", quando si può comprare quasi tutto, magari in Cina, e poi rivendere con meno rischi e più profitti? E’ un vero peccato osservare come in una situazione del genere i piccoli produttori sono costretti a lasciare …
Il presidente della Regione Toscana Claudio Martini spera negli aiuti programmati per i giovani. Speriamo bene… quando i giovani si accorgeranno del salceto in cui si troveranno...
La Vendemmia... dov'รจ la festa?

Nell’immaginario collettivo la vendemmia è una festa. Si lavora all’aria aperta, si chiacchiera, si ride, si mangia l’uva, si ruzza…. E poi tutti a mangiare in fattoria in allegria. Uno scambio di felicità e lavoro per un giorno o due, lontano dagli stress.
La realtà è un’altra. Per lo meno per chi vuole essere in regola.
Anche per un solo giorno di vendemmia occorre per ogni partecipante (a parte i parenti stretti): comunicazione dell’assunzione all’Inps, e poi all’Inail e poi all’Ufficio del Lavoro e poi al proprio ragioniere per la busta paga; dopo il giorno di vendemmia occorre comunicare all’Inail la cessazione del rapporto di lavoro, e poi c’è il versamento delle ritenute e alla fine dell’anno l’emissione di un’altra busta paga per la liquidazione; l’anno dopo occorre il riepilogo delle giornate SCAU e l’emissione del CUD, oltre al versamento dei contributi per la giornata lavorata. Inoltre, per la sicurezza, occorrerebbe fornire guanti e scarpe antinfortunistiche.
Per carità tutto legittimo, ma tutto complicato (e costoso).
Un mio conoscente in Chianti qualche tempo fa ha avuto un “blitz” ed è stato “pescato” la domenica con amici e parenti a vendemmiare: la tavola era imbandita, pronta, ma credo che nessuno sia riuscito a mangiare (in allegria), la multa di decine d’euro si era abbattuta come la grandine.
La mia riflessione: in questa società sarà possibile ancora vivere rapporti umani di serenità e felicità, oltre a quelli regolati da leggi e interessi economici?
La forza lavoro in Chianti, quale futuro?
La mia memoria:
30/40 anni fa, la forza lavoro prevalente tra i vigneti del Chianti era formata da locali, ex-mezzadri o operai con radici contadine: tra i filari si canta e si chiacchiera di caccia.
10/15 anni fa, la forza lavoro cambiava profondamente con la fine degli operai locali e l’arrivo d’operai provenienti dall’Italia meridionale: tra i filari non si canta più e si chiacchiera del Paese lontano.
Oggi, la maggior parte della forza lavoro è composta di extracomunitari: tra i filari suoni di varie nazionalità si confondono e si chiacchiera di soldi.
I problemi del lavoro tra i vigneti del Chianti sono dovuti soprattutto alla scarsa specializzazione dell’attuale manodopera, come ad es. la difficoltà di trovare trattoristi. Le Aziende devono da sole formare questa professionalità, con rischi dovuti alle diverse mansioni di contratto, la poca capacità di comprensione del lavoro meccanico oltre alla scarsa affidabilità causata dalla ridotta responsabilità degli operai (che oggi a differenza di un passato non lontano lavorano solo per soldi, non certo per passione).
Conoscevo operai locali che già a sei anni avevano dimestichezza con le macchine agricole, oggi un giovane fino a quasi 18 anni non può salire su un trattore e pochissime persone riescono a insegnare “in campo”. Le istituzioni sono latenti, nessuno si preoccupa di organizzare corsi per aspiranti trattoristi; tutto è affidato all’improvvisazione, con gravi rischi di sicurezza e di perdita di produttività.
Da questo blog lancio un appello affinché alcune risorse pubbliche siano finalizzate a corsi brevi per una maggiore professionalizzazione della forza lavoro in vitivinicultura.



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