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Categoria Vino
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Vino: per una visione naturale d'insieme

di caparsa (26/11/2009 - 08:28)



In questi giorni si parla in rete di vino senza uso d’anidride solforosa (vedi il Blog di Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/24/risparmiare-sullaspirina-parte-seconda/ ). Molto interessante il dibattito. Qualcuno parla di far scrivere in etichetta il contenuto della SO2, ma è risaputo che nella conservazione del vino il contenuto di SO2 diminuisce e quindi una concentrazione più alta all’inizio può ridimensionarsi notevolmente dopo alcuni anni; inoltre se si deve in etichetta scrivere anche, non so, che il vino non è filtrato, che non è pastorizzato, che non sono stati aggiunti tannini, che non sono stati aggiunti lieviti selezionati, che non sono stati aggiunti batteri malolattici, ecc, diventerebbe incomprensibile.

Io allargherei la questione, cercando di affrontare il problema a 360 gradi. Sarebbe, infatti, inutile produrre vini senza SO2 se poi magari si usa il diserbo, oppure si aggiungono i chips nel vino, oppure si vinifica utilizzando i concentratori e così via. Anche l’aspetto della riduzione di CO2, limitando le lavorazioni, cercando di non sprecare energia inutilmente è una questione importante. Solo aderendo ad un semplice codice etico di produzione in cui la sostenibilità e la naturalità sono al centro dello sforzo per offrire vini sempre più sani potrebbe essere una soluzione accettabile. Perchè tutti questi aspetti, riuniti, dovrebbero essere l’oggetto di un’assunzione di responsabilità per una mentalità specifica per contraddistinguere certi vini rispetto ad altri.

La parte difficile è il controllo di questa mentalità, ma le mentalità, le idee, sono più forti d’ogni regolamentazione burocratica e oltretutto la burocrazia applicata a questi argomenti ostacolerebbe proprio l’applicazione di queste idee.

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Stanlio o Onlio ?

di caparsa (07/11/2009 - 13:12)


L'eterna questione riaffiora. Dopo l'uscita delle guide dei vini italiani i due modi di intendere il vino è evidente. Alcune guide propongono eccellenze per vini complessi, concentrati, strutturati, corposi, speziati, altre guide propongono vini più fini con concentrazioni normali, non troppo complessi nè strutturati, nè corposi, nè troppo speziati.
La realtà è che il gusto dei consumatori eno-voluti ormai si divide tra queste due interpretazioni. I gusti si evolvono secondo l'età, l'esperienza e le condizioni fisiologiche di ognuno; mi pare generalmente che i vini “muscolari” si apprezzano di più in una prima fase, mentre i vini “fini” si cominciano ad apprezzare in una seconda fase.
La questione per un produttore è di grande importanza, poichè la vinificazione cambia sostanzialmente se si vuol ottenere uno o l'altro tipo di vino. Ad esempio macerazioni prolungate possono ottenere vini più corposi, mentre macerazioni più brevi possono ottenere vini meno corposi ma più fruttati. Questo è il dilemma. Ma voi cosa ne pensate?

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L'Enoclub di Siena

di caparsa (03/11/2009 - 09:24)


Recentemente sono stato invitato ad una cena con bistecca, per presentare e illustrare una verticale di uno dei miei vini, il Chianti Classico Doccio a Matteo, organizzata dall’associazione ricreativa enogastronomica ed enoculturale “Enoclub”.

Queste sono le iniziative che rendono contenti chiunque produce vino. Ma soprattutto per me, stanco delle troppe numerose fiere, delle iniziative enologiche faraoniche, delle competizioni, i piccoli incontri come questi sono una base su cui comunicare le sensazioni, le pratiche, l’evoluzione della manualità e sensorialità del “fare vino” senza chiasso, direttamente e soprattutto senza interferenze mediatiche.

L’associazione tra l’altro si prefigge “... la crescita comune, l’acquisizione progressiva di nuovi saperi, senza “super-esperti” che calino dall’alto “la verità assoluta”. Quindi spazio per tutti, soprattutto per chi di vino sa poco o nulla ma che è disposto ad apprendere con l’esperienza diretta e non per “sentito dire”, magari leggendo le votazioni sulle guide o i racconti di qualche navigato sommelier.”

Onore a quest’associazione. Questo è il contatto col Presidente Davide Bonucci: davide.bonucci@alice.it

Foto: Ville Tuomola

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Visita

di caparsa (04/10/2009 - 12:24)


Ho ricevuto una gradita visita di un eno-appassionato da Roma, Paolo Boldrini.

Ci siamo conosciuti virtualmente attraverso i nostri commenti nel Blog di Franco Ziliani e la visita a Caparsa è stato il momento in cui ci siamo conosciuti personalmente. Abbiamo conversato, degustato e valutato questo nostro mondo di-vino. Ho ricevuto addirittura in omaggio due bottiglie del vino da lui prodotto, (una goduria!), che è il miglior regalo che mi si possa fare sia perchè ho poche occasioni di “uscire” dalle mie colline chiantigiane, sia perchè è il miglior biglietto da visita che testimonia la comune passione per questo nettare.

In questo post vorrei solo confermare come il mezzo internet stia lentamente cambiando il mondo del vino, dove le persone hanno la possibilità di conoscersi e raccontarsi storie attraverso i post per poi ritrovarsi intorno ad un bicchiere, nel territorio, così, semplicemente e con armonia.

Foto: Ville Tuomola  

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Marco Pallanti interviene sulla questione Riserve del Chianti Classico

di caparsa (05/08/2009 - 20:16)


Ho ricevuto con grande piacere una lettera di Marco Pallanti, Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, a proposito della questione Riserve del vino Chianti Classico da me sollevata (vedi il mio Post precedente).

Pubblico qui alcuni stralci della lettera dove sicuramente vi sono posizioni estremamente condividsibili:

“... condivido con Lei sulla necessità di una “scala valori” all’interno della denominazione generica “Chianti Classico”.

Fino a pochi anni orsono avevamo la vecchia “Riserva” che serviva proprio a definire un livello qualitativo superiore d’alcuni vini evidenziando il loro maggior pregio con caratteri leggermente più restrittivi (alcol, estratto ed appunto periodo di affinamento più lungo).

Oggi con il Gallo passato a simbolo, non più consortile, ma della Denominazione ed avendolo trasferito sulla fascetta della DOCG si sono offuscate le luci che evidenziavano le diversità qualitative tra un Chianti Classico ed un Chianti Classico Riserva.

Inoltre, altri produttori hanno abbandonato la “Riserva” intraprendendo vie differenti per designare la propria scala qualitativa ed hanno iniziato ad usare la dicitura “Vigneto”.

Ritengo paritetiche le due vie e lascio libera scelta al Produttore su quale sia la strada migliore per evidenziare questi vini di maggior pregio, anche se basta osservare quello che faccio nella mia  Azienda per capire come la penso.

A mio avviso “Riserva” è una vecchia dizione che era legata soprattutto al tempo d’affinamento in cantina del vino.  A quei tempi il Chianti Classico era un vino con caratteri soprattutto mercantili cioè derivava i proprie caratteristiche organolettici principalmente da quelle che il mercato richiedeva.

Oggi il Chianti Classico ha assunto, o in qualche caso sta assumendo, i caratteri derivanti dal territorio. Il concetto di Terroir è sulla bocca di tutti ed è per questo che diviene più importante il micro-luogo di nascita capace di imprimere un DNA diverso ed unico. Allora il “Vigneto” diviene la matrice che può contraddistinguerlo al meglio.

Tornando alla Sua lettera, non è importante per me se lo chiamiamo con l’uno o l’altro nome ma diviene molto importante valorizzarlo e farlo capire al mercato, specie in momenti di particolare difficoltà.

Il periodo di affinamento maggiore può essere un buon parametro ma forse dovremmo fare di più.

Questa sua lettera è per me una opportunità per anticiparle che il CdA nell’ultima riunione di Consiglio, su mia proposta, ha deciso di inoltrare una richiesta al Ministero per una nuova integrazione da apportare al Disciplinare di produzione che valorizzi proprio questi vini.  Abbiamo cercato di accorciare al massimo i tempi dato che a partire dal 1 agosto, con l’entrata in vigore definitiva della nuova OCM, ogni tipo di modifica dei Disciplinari dovrà essere approvata a Bruxelles e non più a Roma con tempistiche probabilmente più lunghe.

Come vede quindi, stiamo lavorando nel senso da lei richiesto."

Allora, cosa ne pensate, carissimi colleghi produttori?

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Torniamo alla Riserva dopo tre anni, per favore!

di caparsa (22/07/2009 - 15:00)


Come gia segnalato in altri post, la Riserva del Chianti Classico è diventata un’opzional aziendale senza nessun riferimento qualitativo. In più, anni addietro, era stato ridotto il periodo minimo per poter imbottigliare la Riserva (da tre a due anni, con intermezzi vari).

Oggi, ci sono validi motivi per tornare ai tre anni minimi necessari e sono:

Motivi economici: data la recessione e il tracollo dei prezzi del vino sfuso (per non parlar d’altro), prolungare il periodo di stoccaggio (anche se le riserve rappresentano solo il 20% dell’imbottigliato del vino Chianti Classico) significherebbe aumentarne il valore con l’allungamento del periodo di commercializzazione.

Motivi organolettici: il Sangiovese, la base del vino Chianti Classico, ha bisogno di tempo per affinarsi, per migliorare, per maturare (vedi come riferimento i cinque anni a Montalcino). La velocità di preparazione e quindi il confezionamento e la vendita veloce ha favorito con certezza i grandi imbottigliatori e i commercianti. Ma i grandi vini a Sangiovese hanno bisogno di tempo.

Rivolgo questa proposta al Presidente del Consorzio Chianti Classico, affinché vagli la possibilità di ritornare ai tre anni per le Riserve. Le opinioni sono le benvenute.

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