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Marco Pallanti interviene sulla questione Riserve del Chianti Classico

di caparsa (05/08/2009 - 20:16)


Ho ricevuto con grande piacere una lettera di Marco Pallanti, Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, a proposito della questione Riserve del vino Chianti Classico da me sollevata (vedi il mio Post precedente).

Pubblico qui alcuni stralci della lettera dove sicuramente vi sono posizioni estremamente condividsibili:

“... condivido con Lei sulla necessità di una “scala valori” all’interno della denominazione generica “Chianti Classico”.

Fino a pochi anni orsono avevamo la vecchia “Riserva” che serviva proprio a definire un livello qualitativo superiore d’alcuni vini evidenziando il loro maggior pregio con caratteri leggermente più restrittivi (alcol, estratto ed appunto periodo di affinamento più lungo).

Oggi con il Gallo passato a simbolo, non più consortile, ma della Denominazione ed avendolo trasferito sulla fascetta della DOCG si sono offuscate le luci che evidenziavano le diversità qualitative tra un Chianti Classico ed un Chianti Classico Riserva.

Inoltre, altri produttori hanno abbandonato la “Riserva” intraprendendo vie differenti per designare la propria scala qualitativa ed hanno iniziato ad usare la dicitura “Vigneto”.

Ritengo paritetiche le due vie e lascio libera scelta al Produttore su quale sia la strada migliore per evidenziare questi vini di maggior pregio, anche se basta osservare quello che faccio nella mia  Azienda per capire come la penso.

A mio avviso “Riserva” è una vecchia dizione che era legata soprattutto al tempo d’affinamento in cantina del vino.  A quei tempi il Chianti Classico era un vino con caratteri soprattutto mercantili cioè derivava i proprie caratteristiche organolettici principalmente da quelle che il mercato richiedeva.

Oggi il Chianti Classico ha assunto, o in qualche caso sta assumendo, i caratteri derivanti dal territorio. Il concetto di Terroir è sulla bocca di tutti ed è per questo che diviene più importante il micro-luogo di nascita capace di imprimere un DNA diverso ed unico. Allora il “Vigneto” diviene la matrice che può contraddistinguerlo al meglio.

Tornando alla Sua lettera, non è importante per me se lo chiamiamo con l’uno o l’altro nome ma diviene molto importante valorizzarlo e farlo capire al mercato, specie in momenti di particolare difficoltà.

Il periodo di affinamento maggiore può essere un buon parametro ma forse dovremmo fare di più.

Questa sua lettera è per me una opportunità per anticiparle che il CdA nell’ultima riunione di Consiglio, su mia proposta, ha deciso di inoltrare una richiesta al Ministero per una nuova integrazione da apportare al Disciplinare di produzione che valorizzi proprio questi vini.  Abbiamo cercato di accorciare al massimo i tempi dato che a partire dal 1 agosto, con l’entrata in vigore definitiva della nuova OCM, ogni tipo di modifica dei Disciplinari dovrà essere approvata a Bruxelles e non più a Roma con tempistiche probabilmente più lunghe.

Come vede quindi, stiamo lavorando nel senso da lei richiesto."

Allora, cosa ne pensate, carissimi colleghi produttori?

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