Quale scenario per il futuro, in Chianti?

Il paesaggio muta secondo le condizioni economiche e sociali. Lo testimonia l'epoca mezzadrile, che ci ha lasciato un paesaggio ricco di bellezza spontanea, con i casolari e le sistemazioni agrarie al centro di un paesaggio che ci invidia tutto il mondo. Invece, subito dopo la seconda grande guerra il paesaggio si trasforma in decadenza, abbandono, esodo, vuoto. Sembra impossibile che tale passaggio sia stata la fortuna del Chianti: un luogo dove il tempo si era fermato e per questo motivo divenuto attrazione universale per chi ha vissuto il caos delle metropoli. Nuove energie si sono sviluppate: casolari ristrutturati, vigneti e oliveti rinati ad antico splendore, strutture turistiche che attraggono clienti mondiali...
ma domani, cosa succederà?
In fondo il territorio è di chi lo vive, non del turista, che tra l'altro abbrevia la permanenza sempre più o dello speculatore che prende e non dà nulla in cambio. Chi vive il Chianti, con la sua quotidianità, è il semplice artigiano, il piccolo imprenditore, l'agricoltore. L'industria, la grande imprenditoria, le aziende agricole internazionalizzate, non hanno finora condizionato più di tanto la vita quotidiana del territorio. Ma domani, cosa succederà?
La mia impressione che questa crisi possa influenzare il Chianti più di quanto si pensi lo testimonia il fatto che molti piccoli agricoltori, sia per eccessiva burocrazia, sia per mancato ricambio generazionale, sia per motivi strettamente economici, stanno abbandonando il territorio; vendono, abbandonano, affittano, stretti nella morsa della crisi. I numeri ancora non sono certi, ma basta telefonare al Consorzio Chianti Classico per capire che il fenomeno è sotto gli occhi di tutti: le dichiarazioni di produzione vitivinicola 2008 possono essere confrontate con gli anni precedenti in termini di numero dei titolari, in forte calo.
Bottiglie leggere? Si Grazie

Ieri ho imbottigliato il Chianti Classico 2006: il Caparsino, il Doccio a Matteo, il Bianco Igt Caparsino e il Rosso Igt Caparsa, scegliendo, di nuovo, bottiglie leggere.
Il risparmio energetico di questa scelta, affiancata dal risparmio economicocosì importante in questa crisi, è un segnale importante per i cambiamenti necessari per il futuro. Basta con immagini virtuali, costose, opulenti per rappresentare la qualità! La qualità deve essere semplicemente nel prodotto, non nella bottiglia pesante. E' un cambio culturale non facile, poichè è radicato il pensiero che una bella bottiglia pesante contiene il vino migliore. Occorre sfatare questa relazione. Occorre insegnare che un buon vino, addirittura vini di eccellenza, possono e devono essere presentati in bottiglie leggere, sobrie. Occorre diffondere l'idea che scegliendo i vini confezionati in bottiglie leggere si spende molto meno e meglio, si risparmia molta energia per fabbricare il vetro, e per il trasporto. Occorre far capire che acquistando vini in bottiglie da 410 o 450 grammi, invece di 500, 600, 800 o più grammi il risparmio energetico parte dal 20 fino al 100% ! Boicottiamo e facciamo boicottare le bottiglie pesanti.
Il dopo Vinitaly

Dopo il Vinitaly, il mondo del vino si chiede quale sarà il futuro per questa fiera megagalattica, nel bene e nel male. Intendiamoci, io non demonizzo la Fiera di Verona, c’è spazio per tutti.
Ma io credo che piccolo sia bello e che la fiera di Verona sia giusta solo per chi ci crede.
Mi spiego meglio. Chi ama il caos, l’imprevedibile, le code in auto, spendere tanto, le relazioni intensive, il frivolo, il marketing nazional-popolare, le veline, apprezza il Vinitaly.Chi ama la tranquillità, l’approfondimento, le chiacchiere, il particolare e il tempo va alle fiere nei territori.
Le fiere di territorio come per esempio le prossime nel Chianti Classico a Castellina in Chianti il 30 Maggio-2 Giugno e a Radda in Chianti il 6 e 7 Giugno sono semplicemente migliori (anche energeticamente) per capire o scoprire i produttori o semplicemente bere in compagnia i loro vini, come del resto accade al Vinitaly.
Il futuro è nei territori d’origine. I territori che si spostano a Verona perdono in qualche modo la loro radice. E allora, evviva le vacanze enologiche!


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