Crisi: occasione positiva nel mondo del vino

L’attuale crisi economica è stata causata anche dal mito dell’arricchimento infinito.
Nell’ultimo ventennio il sistema ha prodotto una bolla di sapone dove i riflessi erano l’ambizione della ricchezza ostentata e del frivolo: esagerazioni del valore dell’estetica e dell’apparenza.
In generale questa crisi costringerà a rivedere la visione della vita, riportando un pò tutti verso comportamenti sociali più autentici, più pratici, più sobri. Volendo fare un paragone, come lo era la civiltà contadina (più o meno).
Detto questo, la domanda che coinvolge il mondo del vino è questa: chi risente (o risentirà) maggiormente della crisi tra i produttori di vino?
Secondo me soprattutto chi ha operato con poca etica, o chi è stato abituato a spendere in pubblicità patinate, chi si rivolge a confezioni costose e a bottiglie di vetro pesanti, in marketing finalizzato all’effimero…, insomma crisi piena per chi pensa o ha pensato che la qualità si ottiene non in vigna, non nella produzione, ma nell’estetica artificiale. L’occasione che offre questa crisi è proprio questa: riportare la sobrietà, la naturalità, la spontaneità, la poesia e la cultura del vino in primo piano. E l’ambiente ci guadagna.
Pararsi il c..o

Devo fare questa riflessione sociale..., un po’ svitata forse.
Una riflessione che nasce soprattutto dopo aver partecipato ieri all’anteprima del vino Chianti Classico a Firenze, dove veramente moltissime persone hanno provato e degustato i vini, senza nessuna nefasta conseguenza. Addirittura aggiungerei che tutti hanno contribuito positivamente al senso del buon vivere e all’armonia del buon bere. Niente, niente a che fare con l’aberrazione dell’abuso dell’alcool.
La nostra società deve trasferire le responsabilità sugli altri, senza mai mettersi in discussione. In altre parole deve "pararsi il culo". Ormai tutti devono farlo per ogni cosa nella vita quotidiana. La questione dei limiti dell’alcool per la guida ha anche quest’aspetto. Abolire per legge la possibilità di consumare anche solo un bicchiere di vino durante i pasti significa, soprattutto per chi decide, avere l’apparenza della coscienza pulita: non importa dare giusta informazione, non importa se il mondo va a rotoli, non importa se le auto possono essere vendute e superare i 230 Km orari, l'importante è pararsi il culo con i divieti. Così tutti dormono sogni tranquilli, compreso noi.L'eccesso di tecnica

Queste alcune sostanze e pratiche enologiche che possono essere usate in enologia. Alcune sono veramente essenziali ma secondo me molte no: per molte anch’io non saprei dire cosa significano. L’elenco può far paura. Io non voglio dare giudizi, ma solo rilevare come la tecnica in enologia spesso è usata eccessivamente, magari per “non correre rischi”, ma sacrificando indubbiamente la spontaneità e l’originalità del vino, che ha origine dal territorio e dall’opera dell’uomo in vigna.
SO2 gassosa, Metabisolfito di potassio, Lieviti secchi attivi, Batteri selezionati, Enzimi pectolitici, Enzima betaglucanasi, Acido ascorbico, Gomma arabica, Alginato di potassio, Albumina d’uovo, Albumina da latte, Caseina, Caseinato di potassio, Colla di pesce, Gelatina, Bitartrato di potassio, Bicarbonato di potassio, Carbonato di calcio, Acido tartarico, Acido citrico, Alginato di potassio, Bentonite, Caolino, Carbone, Sol di silice, Farine fossili, Perlite, Cellulosa, Tannini di legno, Tannini d’uva. Tiamina cloridrato, Diammonio fosfato, Ammonio solfato, Diammonio solfito, Bisolfito di potassio, Scorze di lievito, Acido metatartarico, Solfato di rame, Acido sorbico, Sorbato di potassio, Ferrocianuro di potassio, Dimetil dicarbonato, Fitato di calcio, Tartrato di calcio, Citrati di rame, PVPP, Lisozima, Proteine vegetali, Mannoproteine di lievito, Trucioli, cubi e doghe di legno. Pratiche enologiche: Aerazione, Aggiunta di ossigeno, Uso di gas inerti (CO2, azoto, argon), Trattamenti termici, Centrifugazione / Flottazione, Filtrazione, Elettrodialisi, Osmosi inversa, Evaporazione, Acidificazione dei mosti e dei vini con acido lattico, Acidificazione dei mosti e dei vini con acido malico, Stabilizzazione tartarica con carbossi-metil-cellulosa, Aggiunta di acido oleico al mosto come agente antischiuma, Uso di resine a scambio ionico per modificare il pH dei mosti e dei vini, Ultra- e nano-filtrazione dei vini, Colonna “Spinning Cone” per ridurre il grado alcolico, Crio-concentrazione del mosto.
...e l'agricoltura?

Oggi è stato approvato il decreto d’incentivi per la vendita delle auto (circa 2 miliardi di euro).
Pur con tutte le attenuanti del caso, proprio non riesco a capire perché gli incentivi siano indirizzati solo al supporto dell’auto: e gli altri?
Che i miei soldi faticosamente pagati all’erario, con le tasse, siano trasferiti dall’agricoltura a chi compra auto nuove, non mi piace per niente.
Qualcosa di simile è accaduto nella Storia, quando agli albori dell’industrializzazione, all’inizio del ‘900, per finanziare le fabbriche furono presi i capitali e i soldi agli agricoltori, lasciandoli così letteralmente sul lastrico.
Dite la vostra.Giornalisti 2

Questo è un post un pò controcorrente, suppongo. Recentemente avevo già scritto come avevo sottolineato la litigiosità tra giornalisti (Vedi qui).
Devo constatare adesso la lite tra Gambero Rosso/Slow Food (Daniele Cernilli) e Porthos (Sandro Sangiorgi). Ho letto su Winesurf.it e Porthos.it la sentenza di un giudice circa la questione del contendere. Non faccio commenti, naturalmente, ma vorrei sottolineare ancora una volta come la competizione tra giornalisti assomigli a una guerra senza quartiere. Riporto una lettera che ho ricevuto da Daniele Cernillli, oggi. Non so esattamente perché è stata inviata anche a me, che non sono un giornalista ma solo un agricoltore con un certo senso critico, ma suppongo che sia stata inviata a diversi blogghisti. Essendo esterno alla questione, questa lettera può essere interessante per chi cerca di capire, soprattutto tra i produttori, il mondo del giornalismo e di quello che rappresenta nel bene e nel male.
Roma, 30 gennaio 2009
Cari amici, anche per replicare a quanto sta apparendo su alcuni blog e su alcune riviste di stampa di settore, in relazione alla sentenza di primo grado riguardante le affermazioni fatte da Sandro Sangiorgi nel corso del programma Report, e che ha visto GRH e Slow Food perdere, vi invio quanto segue, pregandovi di leggere queste righe con attenzione.
“E’ una delle più importanti griffe enologiche italiane. Da un recente sondaggio è scaturito addirittura che il marchio Santa Margherita è il più presente fra quelli italiani nella ristorazione internazionale di livello medio-alto. Un risultato davvero confortante per questa grande e famosa azienda di proprietà del gruppo Marzotto. Noi ne prendiamo atto e facciamo i doverosi complimenti. Però dai vini che ci propone anno dopo anno ci aspetteremo qualcosa di più. Ci sembra, infatti, che le strategie di comunicazione e d’immagine, che sono fra le più efficaci, se non le più efficaci, nel comparto enologico, dovrebbero essere meglio supportate dalla qualità media dei vini proposti. Tutti prodotti corretti e ben fatti, intendiamoci, però rileviamo la mancanza di un paio di vini di qualità estrema, un settore che viene affrontato con successo dalla stragrande maggioranza delle grandi cantine italiane. Perciò va benissimo che il Versato’97, un gradevole merlot di buon corpo e abbastanza tipico nei profumi, vinca un premio al Banco d’assaggio di Torgiano, un importante concorso vinicolo nazionale. Come va bene che il Cabernet Ca’ d’Archi’96 o l’Alto Adige Muller Thurgau’98 o il Valdadige Pinot Grigio Impronta del Fondatore‘98 si attestino su indiscutibili livelli di correttezza tecnica. Vorremmo però più carattere, più “anima”, più concentrazione, più note tipicamente varietali. Vorremmo insomma che a tanta immagine così ben creata e articolata corrispondessero vini davvero interessanti e non solo ben fatti, corretti e piacevoli.
”Questa è la scheda che sarebbe servita per ottenere pubblicità. Qualche precisazione. Quell'anno, era l’edizione del 2000 di Vini d’Italia, Sangiorgi inserì le schede grandi di Bolla, Zonin e Lamberti. quest'ultima con punteggi identici a quelli della Santa Margherita. Dopo la pubblicazione di questa scheda Alessandro Alì, allora direttore commerciale della Santa Margherita, mi telefonò lamentandosi e dicendomi che sarebbe stato meglio non scrivere nulla, se dovevamo scrivere certe cose. Chi lo conosce, oggi lavora presso le Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari, può chiedergli conferma. Per quanto ne so io, quella scheda l’avrebbe potuta benissimo scrivere lo stesso Sangiorgi, visto che il Veneto era ed è coordinato da Slow Food. In ogni caso escludo che sia servita ad ottenere pubblicità dalla cantina in questione. Non è semplicemente accaduto. Cercheremo di provarlo in appello, senza pretendere di avere ragione, ma difendendo le nostre ragioni meglio di come abbiamo fatto in primo grado.
Daniele Cernilli
Sostenere i contadini!
Foto: Paolo Cianferoni, Vendemmia 1974 a Caparsa
Il Premio Nonino dedicato alla civiltà contadina quest'anno ha visto tra i vincitori Silvia Perez-Vitoria, sociologa e documentarista francese che ha scritto "Il ritorno dei contadini". Dobbiamo sostenere i contadini, dice, perché da loro dipende il nostro futuro. L'industrializzazione delle campagne ha rivelato il suo enorme limite: impoverisce la terra e non dà da mangiare alla metà dei suoi abitanti. Finiamola di lamentarci se i pomodori o le patate non hanno più sapore, non è un caso, è il frutto di una scelta sbagliata. Se non vogliamo che siano le grandi multinazionali a decidere la nostra alimentazione, non è indispensabile che ci trasformiamo in contadini, ma che stiamo dalla loro parte sì. Parole sante... (Tratto da un'articolo su Repubblica.it. Leggi l'intero articolo su http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/nonino/nonino/nonino.html )



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