Report Assemblea Consorzio Chianti Classico

Torno ora dall’assemblea del Consorzio Chianti Classico.
Quando sono arrivato, all’orecchio, mi è stato sussurrato: “Tutte le decisioni, le iniziative, le mosse sono in funzione di eliminare i piccoli produttori…”.
Un pensiero che digerisco controvoglia mentre vado all’assemblea. Primo ordine del giorno: il cambiamento di un articolo del disciplinare, che prevede la possibilità di assemblare il vino Chianti Classico tra singoli vitigni (ricordo che il minimo è 80% di Sangiovese e per il resto solo uve a bacca rossa) fino il giorno prima della richiesta di campionatura per l’ottenimento della DOCG. Tutti d’accordo, anche perché così si crea una libertà notevole d’azione, al riparo da possibili controlli in cantina. Io solo ho votato contrario (3 soli voti…), ritenendo che un’opposizione fosse perlomeno un fatto democratico. Ad ogni modo, nell’occasione, ho fatto un intervento nel quale ho chiesto come mai, alcuni mesi fa, mi è stato detto che nessun cambiamento al disciplinare era fattibile. A quanto ho capito ora non era vero, perciò è possibile ancora cambiare il disciplinare; allora in quest’occasione ho ripetuto la mia contrarietà al divieto assoluto del vitigno Malvasia e Trebbiano (vitigni storici nella composizione del Chianti), mentre è consentito l’uso dei vitigni alloctoni (Cabernet, Merlot, ecc.) che non hanno niente a che fare con la tradizione e…il terroir. Poi ho riproposto la mia contrarietà all’introduzione dell’obbligo di portare da 3800 ceppi/ha a 4.500 ceppi /Ha i nuovi vigneti (Vedi qui le ragioni nel post del 3 Luglio 2008).
Mi è stato istantaneamente rimproverato come il mio intervento fosse fuori “tema”, e che in quest’assemblea il problema non era all’ordine del giorno. Il Presidente, in seguito, ha anche affermato che da quando è in carica lo perseguito per questo motivo… in ogni modo nessun risentimento da parte mia. Però anche un successivo intervento ha rilevato come sia stato un errore eliminare vitigni storici come il Trebbiano e la Malvasia soprattutto dal punto di vista di un futuro disciplinare “aperto” (come auspicato dal Presidente), con meno paletti e con un occhio di riguardo verso la territorialità.
N’è nato un confronto alquanto bizzarro dove non mi soffermo nei dettagli.
Il secondo punto ha riguardato la stesura di una delibera che riguarda la contrarietà alla legge della Regione Toscana che prevede, unica regione in Italia, la demolizione d’ogni nuovo annesso agricolo (capanni, cantine e quanto altro) al momento che decadono le condizioni della ruralità. Per questo motivo i valori, ma soprattutto le sovvenzioni bancarie, sarebbero compromessi dall’obbligo di distruzione in casi di successione dove non è prevista la ruralità oppure la dismissione da imprenditore agricolo.
Secondo me è un argomento molto delicato: il Chianti vive la sua fortuna per l’immobilismo immobiliare dal dopoguerra, e poi esistono enormi differenze tra le esigenze agricole dei piccoli coltivatori e grandi imprenditori agricoli… perciò io e solo altri tre “piccoli” produttori si sono astenuti, mentre la maggioranza ha votato a favore.
Alla fine dei discorsi, mi preme rilevare come anche in quest’occasione il dibattito, dove la partecipazione è democrazia, sia stato veramente limitato e che il pensiero dominante riesca a sbaragliare qualsiasi voce contraria con gran facilità, dialettica e pratica. Le riflessioni pubbliche, senza paura di esporsi, sono sempre più rare; purtroppo i piccoli produttori non sono organizzati per far sentire la propria voce e forse anche per questo motivo sono destinati a scomparire...
La libertà è partecipazione

Il prossimo 28 Novembre 2008 è convocata l’assemblea dei soci del Consorzio Chianti Classico, in Sant’Andrea in Percussiva, Via degli Scopeti, San Casciano V.P. (Fi), con ordine del giorno: 1) Integrazioni alle modifiche art 4 del disciplinare di produzione; 2) LR Toscana 1/2005 art 41 c.6: dibattito e conclusioni; 3) Situazione economica e di mercato del vino Chianti Classico.
E’ auspicabile la partecipazione soprattutto dei piccoli produttori: che si porti contributi, idee, preoccupazioni, per far sentire una voce che negli ultimi anni si è rivelata inesistente! Le assemblee servono a questo. Le decisioni sono poi prese dal Consiglio d’Amministrazione eletto, ma il consiglio deve sempre tenere conto di quanto detto in assemblea, sempre che nell’occasione siano consentiti gli spazi, naturalmente.
Per questo motivo rivolgo un appello alla partecipazione non solo dei soci ma anche dei giornalisti, studenti, operatori e quanto altro che, se anche non hanno voti per le decisioni, possono influenzare il dibattito.Un'altra burocrazia

In toscana molti agricoltori vitivinicoli hanno piccole produzioni di olio extra-vergine di oliva, come me. E’ un nobile prodotto, che certamente non dà alcun profitto anzi è “a rimessa” e spesso si imbottigliano poche bottiglie per completezza di gamma (vino e olio…).
L’ultima trovata della burocrazia (in difesa del consumatore? Mah! Ho i miei dubbi) è l’obbligo del registro di carico-scarico per chiunque voglia vendere l’olio, anche chi vende 10 litri al vicino di casa!
Questo significa:
- andare in Provincia con una serie di documentazioni: permesso sanitario, planimetrie del locale di imbottigliamento, domanda di riconoscimento degli impianti di condizionamento degli oli extravergini con designazione di origine, fotocopia documento
- Fornirsi del registro
- Andare alla Repressioni frodi per la vidimazione del registro
- Tornare in Provincia per l’assegnazione di un codice alfanumerico da riportare in etichetta
- Comunicare alla repressioni frodi, ogni sei mesi, il “riepilogo della movimentazione”
- Multa da 600 A 9.000 Euro per qualsiasi mancanza di una qualsiasi ottemperanza citata
- Gettare tutte le etichette, per rifarle nuove con le nuove diciture obbligatorie
Tutto normale per chi imbottiglia una discreta quantità di Olio Extravergine, ma secondo me NON normale per chi imbottiglia numeri piccoli (potrei suggerire meno di 500 Litri). Alla faccia della sbandierata semplificazione in agricoltura… l’ennesima manovra per eliminare chi produce piccole quantità… ulteriori costi e sempre a carico di chi produce appassionatamente… Nessuna tutela per chi ci mette il cuore, e soprattutto l’onestà…
Change, we can

Il sogno di un nuovo percorso, una nuova strada per l’umanità s’incarna in quest’uomo.
Con la sua vittoria alla Presidenza degli Stati Uniti d'America le speranze si accendono e spesso i momenti migliori di una vita sono speranze.
La mia speranza, il mio sogno, è quella di una vita migliore per il genere umano.
Come semplice vignaiolo, nelle belle e nelle cattive annate, la mia speranza più profonda è quella di assistere e partecipare nei prossimi anni allo sviluppo di un’agricoltura sostenibile. L’ambiente, la casa per i nostri figli. Lasciamogliela pulita.
Paolo Cianferoni
Vino e futuro

Ieri parlavo con un anziano agricoltore viticoltore. Io gli raccontavo quanta attenzione e selezione ci mettevo nel fare il vino. Lui, guardandomi un po’ come un’imbecille, mi diceva che lui non ci prestava molta attenzione, poiché aveva concluso che tanto il prezzo ottenibile da un vino privo di premure e attenzioni era lo stesso per quello ottenuto senza tanto andare sul sottile: e così ci si guadagna di più.
Se è vero questo, come del resto è facilmente dimostrabile, alla luce dell’attuale crisi economica ci sarà ancor più di prima la tentazione di usare tecniche per produrre al minor costo possibile per rimanere sul mercato, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare.
Già adesso, conosco alcune aziende che spendono un’enormità per vini considerati d’eccellenza, ma che a causa del loro alto prezzo hanno difficoltà nel collocarli.
Tre domande sorgono spontanee: Quale sarà il futuro per un’eno-viticoltura sostenibile? Il mercato riuscirà a premiare i vini prodotti con cura ma a costi elevati, oppure solo vini prodotti a basso costo? La passione sarà sufficiente per rimanere sul mercato?
Foto: Ville Tuomola



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