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Espresso e Chianti Classico

di caparsa (22/10/2008 - 14:51)


Ieri ho comprato la guida dei vini dell’Espresso. Leggendo l’introduzione sono veramente rimasto favorevolmente colpito da questo cambio di rotta verso un riconoscimento della territorialità, per vini finalmente meno taroccati e modificati secondo i gusti moderni.

Conoscendo bene il territorio, vado perciò a confrontare i vini recensiti tra le aziende agricole di Radda in Chianti, dove si produce prevalentemente il Chianti Classico Docg.

Con qualche perplessità, noto che solo i vini non Chianti Classico delle aziende di Radda hanno i punteggi più alti.

I casi sono due: o le aziende di Radda preferiscono puntare solo sui vini alternativi al Sangiovese (ricordo che il Chianti Classico deve essere prodotto con un minimo di 80% di Sangiovese), investendo moltissimo in quella direzione, oppure la valutazione per il gusto dei vini a Chianti Classico non è corretta o per lo meno capita.

A mio parere, il Chianti Classico nasce come alimento, non certo da bersi al bar o in compagnia, nasce quindi come un non-vino voluttuario: deve essere accompagnato da pietanze!. Solo in questa ottica, giudizi come quella di Giovanni Solaroli  devono essere letti come assolutamente personali <… questa territorialità resta un concetto “fumoso” e relegato nell’immaginario letterario. La realtà di molti Chianti è tradotta in vini con ingresso al palato contraddistinti da acidità “croccanti”, frutto non proprio esplosivo e finali dominati da tannini sull’invadente per non dire aggressivo, e penso che questo stile non incontri il favore dei consumatori > (vedi il Blog http://vinoalvino.org/blog/2008/10/chianti-classico-monteraponi-2006.html#comments )

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Grazie

di caparsa (17/10/2008 - 20:50)


Grazie Gianna, col tuo sorriso stiamo percorrendo insieme questa strada iniziata oltre ventisei anni fa. Giovanissima, decisa, con una rara e fiera esperienza del mondo agricolo e vinicolo come poche donne ormai in Chianti, Hai creduto in me e insieme conduciamo questa vita contadina, qui a Caparsa.

Abbiamo conosciuto, insieme, il lavoro nelle vigne e in cantina con gli ex mezzadri e con i contadini, quelli veri, vicino ai loro canti, alle loro sofferenze e alle piccole gioie della vita rurale, la fatica di un'epoca, eppur vicina, scomparsa.

E poi i cinque figli di cui tre nati in casa, a Caparsino, io, te e l'ostetrica condotta... e poi le ansie, i litigi, gli amori, le speranze, le attese e alla fine due gemelli. Una Storia d'Amore.

Gianna, sei il sostegno e la colonna della mia vita, la mia vita dedicata all'altro mio amore: Il Vino.

Paolo Cianferoni

Foto: Ville Tuomola

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La Spada di Damocle

di caparsa (12/10/2008 - 18:41)


Ormai ci stiamo abituando. Le regole in Italia sono fatte per mantenere insicurezza nel proprio lavoro. Chi produce uva e poi fa il vino, come me, è sottoposto a lacci e laccioli d’ogni tipo, tanto che non sappiamo cosa lo Stato studierà oggi per incassare i soldi domani.

In aggiunta a questo, in queste ore si parla di recessione vino. Forse assisteremo al fatto che molte aziende vinicole, che hanno speso e spanto molto più di quanto il buon senso contadino avrebbe consigliato, accumulando così enormi debiti, potrebbero lasciare il posto a chi con moderazione e giudizio l’agricoltura la conosce e la vive?  E’ più probabile che la burocrazia e le super-regole delle leggi distruggano i piccoli produttori accorti e virtuosi, cioè i superstiti di questo tsunami finanziario! Tempi duri per tutti

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