Recessioni con fallimenti

Come al solito, siamo in emergenza. Sarebbe bene spegnere i televisori e smettere di leggere i quotidiani per avere un pò di sollievo. Le notizie economiche, tra recessioni e fallimenti, sono ogni giorno più nere che mai.
Sicuramente nuovi equilibri verranno, forse stiamo vivendo un’assestamento del “libero mercato”, a mio parere improponibile sempre e ovunque: se gli Usa approveranno lo stanziamento di 750 miliardi di dollari per sostenere le banche private, stiamo veramente assistendo ad una svolta epocale politica ed economica. Le dottrine liberiste della Scuola di Chicago con l'ultraliberismo di Milton Friedman, applicato ormai ovunque, vacillerebbe alla luce di questo intervento statale, poiché alla luce di questo precedente ogni attività produttiva potrà richiedere aiuti statali: perché aiutare solo chi ha speculato, chi ha creato profitti sulla base di niente, solo con carta virtuale, e non aiutare o indirizzare gli aiuti per chi lavora e crea profitti con il vero lavoro? E poi, diciamola tutta, l’intervento statale in economia degli Stati Uniti d’America, patria del liberismo, sarebbe stato inimmaginabile fino a solo qualche settimana fa!.
Il vino, in questa fase, può solo fare quel che sa fare: regalare un’attimo di gioia in questa valle di lacrime…Il Presidente del Consorzio Chianti Classico parla di ambiente!

Un mio personale applauso all’intervento del Presidente del Consorzio Chianti Classico che affronta il problema idrico in Chianti, con precisi riferimenti alla viticoltura, ma che si estende alla questione ambientale in eno-viticoltura. Vorrei sottolineare l’importanza della parte finale che, per me e spero per molti altri, deve essere una base per coloro che ancora non capiscono o fanno finta di non capire. In questo mio blog, spesso mi abbandono alle critiche, ma questa volta mi dedico ad un apprezzamento. Questa la parte finale dell’intervento, mentre tutto l’artcolo lo trovate qui.
…Credo che alla luce di quanto detto finora la produzione vitivinicola di oggi non possa più limitarsi a parlare di vino considerandolo esclusivamente sotto l’aspetto edonistico ed organolettico cioè valutandone esclusivamente la sua dimensione estetica. Occorre riscoprire qualcosa di più complesso della sola piacevolezza che il vino può darci. Qualcosa che sia in grado di appagare non solo il gusto ma anche la sete che molti di noi hanno di riuscire a vivere in equilibrio con la natura. C’è necessità di vini il cui punto più alto lo raggiungano nel raccontarci la genealogia, la provenienza, di parlarci perciò del loro rapporto con la terra, con il clima, con le risorse energetiche locali a cominciare dall’acqua. Proprio mentre stavo scrivendo queste note è arrivata l’omelia di Papa Benedetto XVI a Cagliari che ha detto: “Maria vi renda capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessità di una nuova generazione di laici impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile.” In un momento come quello attuale il pericolo maggiore che corriamo, non solo come agricoltori ma come uomini, è quello di avere un’esagerata sovrastima della scienza e del tecnicismo che ne discende.L’illusoria onnipotenza che può derivare da simili errate deduzioni, “Possiamo fare tutto, non ci sono più limiti,” rischia di anteporre desideri particolaristici ai doveri universali che, come uomini, abbiamo nei confronti della Collettività e del “Kosmos”. Per noi vignaioli la grande scommessa futura è quella di riuscire a realizzare dei vini che non siano soltanto buoni da bere ma anche compatibili con la natura, il paesaggio ed in sintonia con il consumatore.D’altra parte sta crescendo un nuovo tipo di consumatore, senza dubbio più partecipe, che non si accontenta più di un vino per lo più omologato nella sua produzione e perciò anche nel gusto, ma vuole conoscere in piena trasparenza anche l’origine e le metodologie di lavorazione per condividerne idealmente la filosofia di produttiva. In questo nuovo modo di intendere vi è una diversa visione del vino, e soprattutto del terroir, che prendendo corpo in maniera emozionale finisce per conferire una personalità, vera, originale e più profonda. Un vino in armonia col territorio, rispettoso dell’origine, dell’ambiente dove nasce e dei suoi ritmi è un vino con un’anima, capace di soddisfare il consumatore anche nella sua dimensione culturale.La scommessa futura è quella di produrre un vino che si faccia portatore di valori quali la naturalità, la difesa delle biodiversità, il rispetto per l’ambiente e perciò anche quello di un uso consapevole dell’acqua.Davanti a questo tipo di richiesta è necessario una generazione di viticoltori “sapienti” che concepiscono il fare vino non soltanto come semplice attività agricola ma come un vero e proprio atto cultural-filosofico. E’ una sfida vitale per le nuove generazioni ed anche una grande opportunità che il territorio del Chianti Classico deve riuscire a far propria per primeggiare non soltanto, come oramai sa fare da tempo, nelle classifiche del giornalismo specialistico nazionale e internazionale, ma anche per assumere un ruolo di leader nella risoluzione di queste, oramai ineludibili, problematiche. Marco Pallanti
Un passo alla volta

I distretti sono zone che hanno un minimo comune denominatore: industriale, agricolo, turistico, ecc. Il distretto della zona del Chianti Classico, ma anche quello di Montalcino ed altri, non sono di grandissima estensione. L’estensione poi diminuisce se i riferimenti sono i territori comunali che ricadono nei distretti.
E’ quindi possibile lanciare l’idea di cominciare a mettere qualche paletto in questi piccoli territori a favore dell’ambiente.
Già venti anni fa il Prof. Reginaldo Cianferoni, mio padre, propose di eliminare la pratica del diserbo nelle vigne del Comune di Radda in Chianti. La proposta non né mai stata presa in considerazione, forse perché i tempi non erano maturi.
Ora però credo che sia di nuovo possibile proporre quest’iniziativa: l’eliminazione del diserbo nelle vigne di Radda, e perché no nell’intera zona del Chianti Classico (tra l’altro vedi la prossima pubblicazione sulla rivista d’Alessandro Masnaghetti "Enogea" della mappa delle vigne di Radda). Sono certamente un sognatore agricoltore ambientalista, ma da cosa nasce cosa, soprattutto se i risultati sono importanti; in seguito un altro paletto, di comune accordo, potrebbe essere applicato.
Ne beneficerebbe il mercato, ma soprattutto l’ambiente.
Lancio la proposta al Consorzio Chianti Classico, Consorzio senz’altro capace di poter promuovere la fattibilità dell’iniziativa a livello dei singoli Comuni.
Inquinamento etico e vino


In questo periodo assistiamo ai fallimenti dell'Alitalia e numerose Banche USA, portabandiera di un sistema (capitalistico) che dagli anni settanta ha promesso la possibilità del benessere per tutti, ma in cui solo pochi si sono arricchiti (ad esempio l'1% della popolazione USA detiene il 40% della ricchezza interna). Il libero mercato, senza più regole “sociali” applicate dal dopoguerra fino agli anni settanta, sta impoverendo vaste fasce sociali e l'ideologia del guadagno ha il sopravvento anche in questi strati sociali. Il mondo del vino non è immune da questi avvenimenti: La globalizzazione sta impoverendo la cultura vinicola delle singole regioni, spingendo verso l'omologazione per affrontare il mercato globale; l'appiattimento, l'inquinamento ambientale ed etico è evidente (Vedi le recenti vicende del Brunello). Gli investimenti e le produzioni sono spesso effettuate in un'ottica speculativa immediata. Gli addetti in agricoltura diminuiscono. L'insicurezza generale aumenta. Dice il proverbio: sbagliando s'impara; vedremo.
Bonilli

La notizia del licenzamento di Bonilli dalla direzione del Gambero Rosso (uno dei fondatori) fa riflettere su come cambia velocemente il mondo del giornalismo eno-gastronomico. Come la crisi della discografia, il giornalismo tradizionale cartaceo con i suoi padroni ed editori, sta vacillando di fronte alle novità, la libertà d’azione e la velocità d’informazione interattiva che offre la Rete.
Credo che le motivazioni economiche del licenziamento abbiano sì la loro parte, ma la mia impressione è che gli spazi d’autonomia in rete siano più attraenti delle ingessature del mercato editoriale.
Vedremo cosa farà Bonilli…


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