Vino e internet

Se andate a vedere questo video della Wine Library TV , ancora una volta si comprende come la comunicazione del mondo del vino stia cambiando. La rete sta spiazzando la comunicazione “ufficiale”. I giornalisti convenzionali della carta stampata, più o meno legati a inviti, cene e pernottamenti in luoghi fantastici (e a scrocco), legati mani e piedi per giudizi condizionati, si stanno scontrando con questa dirompente realtà: blog, video, testate giornalistiche internet, informazioni molto più veloci, spesso indipendenti, dove soprattutto i consumatori più evoluti vanno a cercare le loro curiosità e condividono in rete, finalmente, le proprie opinioni belle o brutte che siano.
Ho già sentito qualche produttore asserire che i wine blog sono ad alto rischio e occorre starne lontano: una stroncatura in pochi minuti fa il giro del mondo! Io credo invece che sia un’opportunità per coloro che hanno voglia di raccontare e lavorare bene senza bisogno di avere migliaia o addirittura milioni di euro necessari per la “pubblicità ingannevole” di alcuni.
Vino e pallone
A proposito del dibattito in corso sulla difesa dell’identità del vino italiano:
come in una partita di calcio i giocatori della squadra (tutti i produttori di vino italiano) devono essere uniti e compatti per disputare e vincere le gare internazionali. Le squadre avversarie, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, ecc., non devono avere vantaggi dalla litigiosità della squadra italiana. Anche i giornalisti devono incoraggiare tutto questo mondo diVino Italiano.
Notoriamente noi italiani enfatizziamo qualsiasi problema, ma proprio nel momento delle difficoltà troviamo spesso la forza di emergere e superare in qualità le altre nazioni.
Così mi auguro che tutto il dibattito in corso in difesa dell’identità del vino italiano si risolva in una vittoria di tutto il vino “made in Italy”.
E, naturalmente, un augurio alla nazionale stasera contro la Francia.Allarme qualitÃ
La situazione in vigna non è buona, canterebbe Celentano.
Ogni giorno che passa, sotto le continue piogge ormai dal 3 aprile, è evidente che quest’anno l’annata sarà mediocre.
Soprattutto la colatura, cioè la mancata formazione degli acini dopo la fioritura e la difformità nella tempistica dell’allegagione, cioè differenze nei tempi di formazione degli acini anche sullo stesso grappolo, e poi il ritardo di tutta la fioritura, e poi temperature largamente sotto la media, stanno causando prevedibili e consistenti diminuzione di produzione e qualità molto basse. Anche se in qualche modo si arrivasse a vendemmia, i vini risulteranno “duri” e con pochissimo alcool.
Se poi si aggiunge il possibile rischio di grosse infezioni peronosporiche causate dalle insistenti piogge, le conclusioni sono evidenti.
Naturalmente conosco la situazione nella zona del Chianti Classico, ma credo che sia uguale in molte altre zone d’Italia in particolare per vitigni tardivi come il Sangiovese.
Teniamoci stretti i vini precedenti, per resistere all’onda d’urto di quest’annata. Non svendiamo i vini in cantina, qualcuno è costretto a venderlo a prezzi da ghigliottina, ma sono sicuro che i prezzi sono destinati a risalire nonostante la recessione in atto.L'Ironia del vino

IO faccio il vino duro, ma profumato e longevo. - Lui fa il vino fresco, ma dura solo un anno.
- Egli fa il vino morbido, ma taroccato.
- Noi facciamo vini biologici, ma astringenti.
- Voi fate vini commerciali, ma senz’anima.
- Essi fanno il vino, ma non sanno chi lo fa.
Della serie “non si può fare sempre quel che si vuole” (Vasco Rossi).
Raccoglimento per il vino italiano

Guardate bene questa foto: sono 3 piccoli acini carbonizzati trovati recentemente nell’insediamento etrusco di 2.300 anni fa sul monte alla Croce, a Radda in Chianti. Sarà che sono stati ritrovati a poche centinaia di metri dai miei vigneti, ma è con emozione che pubblico questa foto (purtroppo in bassa risoluzione). Questi piccoli acini d’uva sono quanto il nostro passato ci ha lasciato per ricordarci quanto il vino sia stato un mezzo che ha contribuito alla costruzione della nostra cultura mediterranea.
Il dibattito di questi mesi per chi è favorevole ai vini “forzati” per il mercato, oppure ai vini prodotti naturalmente, dovrebbe fermarsi in silenzio per qualche giorno, in raccoglimento e in meditazione, davanti a questi reperti.
Questi acini sono visibili presso il museo di Castellina in Chianti (Siena).Libero Mercato: ci pensa solo lui?

Ho letto sul blog di Aristide, un’analisi di Giampiero sul dibattito in corso sul vino in Italia http://www.aristide.biz/
Non sono d'accordo solo su un passo che recita "Tanto ci penserà il mercato, molto presto, a operare la selezione tra i produttori".
L'andamento del mercato, e indirettamente il gusto dominante in un certo periodo, è sempre la risultante di scelte economiche e politiche, insieme alle influenze giornalistiche e di marketing aziendali, che influenzano i consumatori. Soprattutto in agricoltura le scelte politiche (non a caso all'università si insegna la materia "Economia e Politica Agraria") sono importantissime ed hanno fatto nella storia le differenze. Ripeto: una politica agraria invece di un'altra che indirizza i flussi finanziari e le impostazioni etiche, può fare la differenza nel mercato vitivinicolo ed enologico. Lo scontro frontale tra vini di territorio, espressione di un paesaggio, di una cultura e di una tradizione, e vini di volume che devono competere con il miglior rapporto qualità prezzo non è e non sarà condizionato solo dal “libero mercato”.
foto: foglia di Sangiovese



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