Primavera 2009
In tarda Primavera 2009, è prevista una manifestazione sul territorio del Chianti Classico, organizzata dal Consorzio, per la promozione e la valorizzazione del territorio e dei suoi vini.
Il presidente Marco Pallanti, chiede suggerimenti e pareri a tutti i soci.
Il mio parere in proposito è che la manifestazione dovrà essere sobria e non eccessivamente preziosa, per un’immagine del territorio che non deve basarsi sull’estetica e sull’opulenza, ma sulla sostanza delle cose reali. Dovrà rilevare la laboriosità dei chiantigiani e degli operatori, il gusto del bello e del buono, il rispetto delle regole e dell’ambiente, senza forzature. L’ostentazione di potenza, una celebrazione d’eleganza, porterebbe ad un’immagine del territorio e del suo vino troppo vanitosa. Per cui non è necessario impegnare “ingenti risorse finanziarie”, ma oculati investimenti che esaltino la gioia nel godimento della semplicità del bello (il paesaggio) e del buono (il vino).I due fiaschi

Mio padre, una volta terz’omo delle famiglia Frescobaldi, mi ha raccontato questa storia molti anni fa:
chi vuol capire capisca cosa mio padre volesse farmi capire.
Il Chianti Classico tra recessione e prosperità

Da un mese a questa parte il vino Chianti Classico all’ingrosso ha perso il valore del quasi 30%. I commercianti, o per cartello o per difficoltà oggettive del mercato, praticamente non comprano.
Una piccola analisi, però vorrei tentare di farla. Tra prosperità e crisi (come il titolo di un libro di Reginaldo Cianferoni di diversi anni fa), il vino Chianti Classico sempre ha avuto quest’altalena di prezzi.
Dieci anni fa il valore era fino a 500 euro/Hl, poi sceso fino al minimo nel 2005 di 100 Euro/Hl. Dopo i severi controlli nel territorio del 2005/6, il prezzo è risalito fino anche a 400 Euro/Hl. Oggi stiamo assistendo ad una nuova contrazione.
Pare che la Russia, la Cina, l’India e la Corea del Sud siano mercati in rapida ascesa, ma le vendite negli Stati Uniti cominciano a risentire del caro Euro. Lo testimonia anche l’attuale scarsa presenza dei turisti statunitensi in Chianti rispetto agli anni passati. Le vendite, almeno sul territorio, hanno poi risentito anche di una notevole perdita delle vendite al dettaglio nel periodo pasquale (o perché troppo “alta” o perché il tempo era brutto) e le cose non vanno certamente meglio ora.
Recessione?
Forse una recessione, dura per tutti, potrebbe portare una scrematura di chi negli ultimi quindici/venti anni ha solo fatto speculazione sul vino, così come molti benefici possono derivare dalla continuazione di una seria politica di controlli, per legittimare il valore aggiunto della qualità e del territorio.
Vini mollicci

Francesca Rosele è una giovane e brava giornalista di Porthos (www.porthos.it), che ha scritto un’interessante articolo sui vini del Chianti Classico http://www.porthos.it/index.php?option=com_content&task=view&id=400&Itemid=321
Sono perfettamente d’accordo quando afferma: “molto Sangiovese moribondo già a pochi anni di vita, senza spinta e personalità, sfigurato al limite della riconoscibilità varietale. Talvolta è il risultato dell’omologazione legnosa, spesso di mollezza e diluizione, altre volte di vitigni internazionali che poco apportano e di molto privano”. E aggiunge “è facile pensare a pratiche di cantina interventiste, come chiarifiche mirate a smussare i tannini, magari quegli stessi, precedentemente aggiunti”.
La questione è però che questi tipi di vini si vendono.
Sono facili da bere, non hanno pretese, sono gradevoli e ruffiani.
I vini di territorio, come i miei, sono vigorosi, difficili, magari con acidità e mineralità a volte incomprensibili ai più. Questi vini si vendono con difficoltà.
E allora?
(foto: Ville Tuomola)
Cinque amici in vacanza

Qualche giorno fa da Bolzano sono venuti a trovarmi 5 ragazzi, che avevano lasciato mogli e lavoro per una breve vacanza vinicola. Dopo Caparsa, andavano a visitare altre realtà vinicole del Chianti Classico. Ogni tanto studiano la storia, i vitigni, i disciplinari di una delle tante zone vinicole italiane, e poi… si riuniscono, visitano i luoghi di produzione, degustano i vini e vanno a conoscere le persone. Approfondiscono le loro conoscenze direttamente, senza tante mediazioni.
Bravi! Bello, Bellissimo, Fantastico! Che vacanza! Che esperienze!
Vini al dettaglio

Fatemi scrivere una critica sulle vendite al dettaglio dei vini (passerò da rompiscatole noioso, e forse lo sono davvero…).
I dettaglianti sono le Enoteche, i Wine Bar, i Macellai, gli alimentari e la grande distribuzione, negozi che dedicano sempre più grandi spazi per questo prodotto, ma… nessuna (o pochissima) competenza al banco.
Quando c’è qualche addetto (per esempio nei supermercati non ci sono), alcune semplici domande sui vini in vendita rimangono senza risposta o con risposte a dir poco fantasiose, senza nessuna competenza e assistenza.
Mentre gli operatori si affidano ai vari rappresentanti che “consigliano” gli acquisti per le vendite, il consumatore è in balia delle etichette sugli scaffali.
Io credo che il vino, soprattutto quello espresso dal territorio, ha bisogno di essere raccontato e di essere conosciuto. Un minimo di competenza per venderlo e qualificarlo, dovrebbe essere una base minima. Magari qualche corso obbligatorio, come per chi produce, potrebbe essere imposto anche per i dettaglianti di vino…
Conosco gestori d’enoteche veramente appassionati, che cercano, viaggiano, provano, confrontano, studiano e infine offrono e spiegano con gran passione ciò che è la ragione del loro lavoro. Ma sono troppo pochi in un mare d’improvvisati.


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