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2012

di caparsa (24/11/2007 - 16:45)

Da fonte certa, ci sono pressioni internazionali fortissime presso l’Unione Europea, per la liberazione delle quote di produzione dei vini dal 2012 nell’area UE.
Questo significherebbe la completa liberalizzazione dei diritti d’impianto con nessun limite agli aumenti di superficie, attualmente strettamente regolati per legge. Attualmente solo la Francia e l’Italia si oppongono a questa decisione.
In qualità di produttore di vino Chianti Classico, alcune mie riflessioni riguardano:
1) Una forte preoccupazione, perché questo potrebbe significare un tracollo del valore degli impianti a Docg, un pò meno per gli impianti a Doc e quasi nessuna differenza per gli impianti a Igt.
2) Le recenti azioni intraprese per l’effettiva corrispondenza delle superfici, varietà, produzioni e qualità (che ad esempio stanno contribuendo in modo decisivo alla rinascita del vino Chianti Classico) potrebbero essere inutili.
3) Penso anche però che se i consorzi dei vini, in qualità di portavoce dei produttori, interverranno efficacemente nelle opportune sedi e in tempi brevissimi questo vento di liberalizzazione potrebbe cessare. Inoltre, l’operazione di tutela potrebbe valorizzare ancor più il ruolo dei consorzi di tutela “forti”: i produttori potranno sempre contare sull’immagine del territorio, della tradizione e della qualità. In particolare, il Consorzio del vino Chianti Classico, forse il consorzio che “pesa” di più in Italia, potrà riuscire a distinguersi: il marchio del Gallo Nero rappresenta un importante valore aggiunto.

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Cambiamenti climatici

di caparsa (18/11/2007 - 18:54)

E’ una tragedia, e in pochi si rendono conto della gravità...

Le prefazioni delle guide dei vini di solito non sono lette, infatti si legge il risultato e i commenti dei vini delle aziende che c’interessano.
Forse a qualcuno è sfuggito come la sola guida “I vini di Veronelli 2008”, in prefazione, ha affrontato l’argomento dei cambiamenti climatici in corso. Noto con piacere che l’allarme è commentato anche in questi ambienti.
Il rischio, infatti, è che i produttori non si curano del problema e la mia inquietudine è che l’argomento sia largamente ignorato anche dagli studiosi, dagli enologi e dagli agronomi.
Il futuro è domani: l’uomo, con le sue vigne e i vini, devono affrontare ora, subito, il problema del forte riscaldamento del pianeta.

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2007: il Rinascimento Chiantigiano?

di caparsa (09/11/2007 - 08:04)

A mio parere il 2007 è un’annata fondamentale per il vino Chianti Classico. I mutamenti climatici stanno favorendo le vigne di alta collina per la perfetta maturazione del Sangiovese. I vini prodotti a minore altezze risentono la calura e la sovraesposizione solare. I vigneti del grossetano e in zone di Montalcino soffrono la sovramaturazione. Si ottengono vini meno eleganti e con strutture e alcool esagerate. Non è un segreto che alcuni vini prodotti in tali zone con gradazioni oltre 15 gradi sono stati “diluiti” con acqua: alcuni anni fa si “tagliava” i vini del Chianti (esili) con i vini del sud (alcolici e strutturati). Paradossalmente nelle annate 2003 e 2007 i vini andrebbero “tagliati” con i vini del nord!

Inoltre, i notevoli investimenti degli ultimi 10 anni in Chianti (rinnovo vigneti e cantine) sono sotto gli occhi di tutti: il Chianti è diventato un giardino.

Il giornalista Spurrier dichiara nella rivista Decanter che il Chianti Classico sarà il vino che sostituirà il Medòc in molte cantine d’appassionati. Naturalmente i problemi ci sono, (vedi le critiche di Ziliani nel suo Blog: http://vinoalvino.org/blog/2007/10/innamoramenti-eccessivi-il-chianti-classico-secondo-steven-spurrier.html )  ma fondamentalmente ritengo che il Chianti Classico dal 2007 conoscerà una sorta di “Rinascimento”, soprattutto per merito dei produttori “onesti”.

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Vino e banane

di caparsa (01/11/2007 - 10:30)

Il vino è un alimento. Facilmente conservabile grazie alla sua acidità si è trasformato in prodotto voluttuario, estetizzante, da ostentare, come un’automobile di lusso. L’acidità è diminuita per facilitarne la bevibilità in assenza dei pasti, il gusto si è trasformato per il mercato: se si vuole il vino con sapori di banana, ecco che esce il vino con il sapore di banana! Spesso il lavoro degli enologi, ma anche di alcuni giornalisti, è solo in funzione del mercato. Per fortuna in Italia esiste ancora una “cultura enologica”, che si pone al di sopra di queste logiche: Il Vino Culturale. Occorrerebbe trovarlo e valorizzarlo.

Tag: cultura,vino,giornalisti

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