La Casta dei giornalisti
E’ da un po’ di tempo che ho questo tormento: come sopravvivere ai giornalisti.
Ricevo quotidiamente offerte “redazionali” a pagamento su riviste dedicate al mondo del vino: quotidiani, settimanali, mensili, bimestrali, e poi ci sono le guide sui vini, quelle enogastronomiche e enoturistiche, oltre agli inserti "speciali"... e ultimamente anche le reti TV satellitari. Continuamente ci chiedono bottiglie per manifestazioni, regali, promozioni, wine tasting, concorsi nazionali e internazionali. Una bolgia. Un caos.
In Italia all’inizio degli anni novanta solo una o due guide sul vino, ora molte di più e si sono aggiunte decine di riviste. A me sembra spesso un’autopromozione, un’autocelebrazione di chi decide di aderire: la riduzione dell’immagine per fini pseudo-commerciali, perché si finisce a spendere molto per un ritorno frequentemente nullo.
Occorrerebbe molta più scelta per far diminuire un fenomeno che vive spesso in modo parassitario (e fa aumentare i prezzi… non certo la qualità).
Uno scatto d'orgoglio di chi produce, sopra tutto, sarebbe auspicabile.
Come diminuire il gesso della burocrazia (in agricoltura)?
La nostra classe politica di destra e di sinistra, non riesce (e non vuole) diminuire la burocrazia: uffici inutili, organismi ed enti che duplicano le incombenze e si moltiplicano, come solo Gesù è riuscito a fare con il pane. Gli agricoltori soffrono. Soffrono terribilmente, perlomeno quelli che non rientrano nelle logiche "globalizzate".
Ho elencato su Youtube 20 enti che controllano: http://www.youtube.com/watch?v=O5_W_RNlSno
La burocrazia ci toglie il piacere del lavoro, la burocrazia ci toglie la voglia di lavorare.
Ho una proposta: potrebbe l'Università istituire corsi per cercare le strade pratiche per la semplificazione e la sburocratizzazione in agricoltura, e non solo? Potrebbero così i neolaureati influenzare la classe politica inefficiente... si inizia sempre con l'istruzione... ma forse è solo un sogno.
Forza con le idee!!!
Cinghiali e Caprioli: in pochi anni vigne e paesaggi recintati
Il cinghiale da 30 anni produce danni nelle vigne (pregiate). Negli ultimi 4 anni imperversa anche il capriolo e il daino. Questi animali che non hanno il predatore naturale (vedi il lupo) sono controllati solo dai cacciatori, guidati "ufficialmente" dalle ATC. Il numero di questi animali è mantenuto per soddisfare le esigenze dei cacciatori e del mercato (nero?) delle loro carni.
I viticoltori si incazzano ma non hanno mai ottenuto granchè, forse perchè non hanno fucili.
Addirittura il loro numero è così alto che anche i boschi sono danneggiati in quanto i nuovi germogli e le piante, vengono sistematicamente mangiati. I danni peggiori sono nelle annate siccitose.
Il passo successivo è in corso: la recinzione sistematica delle vigne con reti alte 2 metri. Io con la rete aggiungerei anche la corrente elettrica. Se qualcuno provasse a interferire a questo rimedio con la burocrazia prende anche le mani nel muso: l'esasperazione fa brutti scherzi.
La verità è che nessuno si è prodigato per risolvere il problema. Ora. I turisti a piedi non passano, il paesaggio sarà recintato.
Io farei rientrare il lupo nel Chianti...
La Vendemmia... dov'รจ la festa?

Nell’immaginario collettivo la vendemmia è una festa. Si lavora all’aria aperta, si chiacchiera, si ride, si mangia l’uva, si ruzza…. E poi tutti a mangiare in fattoria in allegria. Uno scambio di felicità e lavoro per un giorno o due, lontano dagli stress.
La realtà è un’altra. Per lo meno per chi vuole essere in regola.
Anche per un solo giorno di vendemmia occorre per ogni partecipante (a parte i parenti stretti): comunicazione dell’assunzione all’Inps, e poi all’Inail e poi all’Ufficio del Lavoro e poi al proprio ragioniere per la busta paga; dopo il giorno di vendemmia occorre comunicare all’Inail la cessazione del rapporto di lavoro, e poi c’è il versamento delle ritenute e alla fine dell’anno l’emissione di un’altra busta paga per la liquidazione; l’anno dopo occorre il riepilogo delle giornate SCAU e l’emissione del CUD, oltre al versamento dei contributi per la giornata lavorata. Inoltre, per la sicurezza, occorrerebbe fornire guanti e scarpe antinfortunistiche.
Per carità tutto legittimo, ma tutto complicato (e costoso).
Un mio conoscente in Chianti qualche tempo fa ha avuto un “blitz” ed è stato “pescato” la domenica con amici e parenti a vendemmiare: la tavola era imbandita, pronta, ma credo che nessuno sia riuscito a mangiare (in allegria), la multa di decine d’euro si era abbattuta come la grandine.
La mia riflessione: in questa società sarà possibile ancora vivere rapporti umani di serenità e felicità, oltre a quelli regolati da leggi e interessi economici?
La forza lavoro in Chianti, quale futuro?
La mia memoria:
30/40 anni fa, la forza lavoro prevalente tra i vigneti del Chianti era formata da locali, ex-mezzadri o operai con radici contadine: tra i filari si canta e si chiacchiera di caccia.
10/15 anni fa, la forza lavoro cambiava profondamente con la fine degli operai locali e l’arrivo d’operai provenienti dall’Italia meridionale: tra i filari non si canta più e si chiacchiera del Paese lontano.
Oggi, la maggior parte della forza lavoro è composta di extracomunitari: tra i filari suoni di varie nazionalità si confondono e si chiacchiera di soldi.
I problemi del lavoro tra i vigneti del Chianti sono dovuti soprattutto alla scarsa specializzazione dell’attuale manodopera, come ad es. la difficoltà di trovare trattoristi. Le Aziende devono da sole formare questa professionalità, con rischi dovuti alle diverse mansioni di contratto, la poca capacità di comprensione del lavoro meccanico oltre alla scarsa affidabilità causata dalla ridotta responsabilità degli operai (che oggi a differenza di un passato non lontano lavorano solo per soldi, non certo per passione).
Conoscevo operai locali che già a sei anni avevano dimestichezza con le macchine agricole, oggi un giovane fino a quasi 18 anni non può salire su un trattore e pochissime persone riescono a insegnare “in campo”. Le istituzioni sono latenti, nessuno si preoccupa di organizzare corsi per aspiranti trattoristi; tutto è affidato all’improvvisazione, con gravi rischi di sicurezza e di perdita di produttività.
Da questo blog lancio un appello affinché alcune risorse pubbliche siano finalizzate a corsi brevi per una maggiore professionalizzazione della forza lavoro in vitivinicultura.



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