La Riserva declassata nel Chianti Classico
Prima dell’annata 2003, il vino Chianti Classico Riserva era distinguibile dal marchio Gallo Nero in un anello d’oro, mentre il vino Chianti Classico annata in un anello rosso. Per ottenere questo esisteva una commissione del Consorzio Chianti Classico che valutava organoletticamente l’idoneità di una Riserva, oltre ai parametri fisici, come alcool minimo di 12,5° e temporali di tre anni d’invecchiamento.
Qualche anno fa è stato abbreviato il tempo da tre anni a due anni d’invecchiamento con tre mesi d’affinamento.
Oggi, la Riserva è un optional aziendale. Basta rispettare i termini temporali d’imbottigliamento di due anni, senza affinamento.
Credo che le motivazioni di questo declassamento sono varie, una tra tutte le difficoltà per un industriale stoccare tre mesi le bottiglie. A mio parere il motivo principale è quello di favorire una politica “veloce” di commercializzazione per l’esigenza di numerosi commercianti nel Chianti (per carità: tutto legittimo!), a differenza del territorio del Brunello di Montalcino dove la commercializzazione è più “lenta” poiché prevalentemente gestita direttamente dalle aziende. In Montalcino esistono due denominazioni: il Brunello e il Rosso e per questo le aziende possono “giocare” sulla qualità e sui tempi con una denominazione di ricaduta. In Chianti questo non è possibile.
Il Consorzio del Chianti Classico e le istituzioni non hanno mai investito incisivamente in comunicazione sul valore aggiunto della Riserva (valorizzando così produzioni trainanti di nicchia e precisamente quel 20% d’imbottigliato marcato come Riserva). Il risultato è che il prezzo del vino all’ingrosso atto a divenire Chianti Classico Riserva e atto a divenire Chianti Classico Annata è pressochè identico ed anche per l’imbottigliato è oggi difficile, più di prima, spiegare e giustificare una differenza di prezzo.
Siamo sicuri che questa sia la strada giusta?
Considerazioni su proposta di modifica densità ceppi nel Chianti Classico
Agosto, tempo di riflessioni.
C'è una proposta di modifica del disciplinare di produzione del vino Docg Chianti Classico, nella quale si incrementerebbe l'obbligo al momento dell'impianto della densità minima dei ceppi per ettaro a 4500 ceppi: prima del 1996 l'obbligo era di 2800 ceppi, dopo il 1996 di 3350 ceppi.
Ritengo l'obbligo di portare a 4500 ceppi un'eccesso per i seguenti motivi:
- un numero elevato di ceppi porterebbe come conseguenza una riduzione dell'altezza delle viti, con riduzione della massa del tronco, che rappresenta una importante riserva idrica in caso di stress idrico. Oltretutto un'eccessiva riduzione delle dimensioni della vite diminuirebbe l'ombreggiamento del suolo. Alla luce dei cambiamenti climatici che determinano un'innalzamento della temperatura questo fatto sarebbe senz'altro negativo.
- La conduzione agronomica del vigneto è la base del vino di qualità, indipendentemente dal numero dei ceppi
- I costi di impianto e gestione del vigneto aumenterebbero.
- Non vedo perchè imporre un modello, tra l'altro non tipico del paesaggio agrario del Chianti, quando attualmente ogni azienda può scegliere la densità superiore a 3350 ceppi come crede.
Mi sorge il dubbio che questa proposta sia dettata più da una logica commerciale, che da una genuina volontà di migliorare la qualità del vino Chianti Classico....
forza con i vostri pareri!
Paolo Cianferoni
Malvasia e Trebbiano nel Chianti Classico: perchè vietarli?
Come molti sanno, la vecchia composizione del vino Chianti Classico creata da Bettino Ricasoli è stata completamente stravolta per far spazio alle nuove tendenze di mercato. Per cui attualmente oltre al Sangiovese (80% minimo), si possono usare, fino al 20% tutte le varietà a bacca rossa anche non autoctone, come il Merlot, il Cabernet, il Sirha... ma non più la Malvasia e il Trebbiano! Chi volesse fare un Chianti Classico tradizionale non lo può più fare.
A parte il fatto che una piccola dose di uve bianche in macerazione in rosso favorisce l'estrazione del colore e dei polifenoli (in nome della complessità), non vedo perchè vietare l'uso di qualche punto in percentuale (anticamente era di 10%+10%, poi ridotto a 2,5%+ 2,5%) per chi volesse produrre un Chianti Classico tradizionale, tanta è la libertà in quel 20% tanto da stravolgere a volte la tipicità del vino Chianti Classico.
Soprattutto la Malvasia Bianca (il Trebbiano tende in effetti a diluire il vino) può conferire al vino rotondità, vinosità e piacevolezza.
Spezziamo una lancia in favore della Malvasia Bianca! Mettiamo in discussione la linea degli enologi VIP! Tra l'altro vorrei sottolineare che sono disinteressato, in quanto con i due vitigni faccio il Vin Santo, la Vendemmia Tardiva e il Vino Bianco...
Ma ditemi cosa ne pensate!
Paolo Cianferoni, Caparsa, Radda in Chianti



Ultimi commenti