Dollaro Up

Finalmente un segnale positivo per il vino italiano. Il dollaro si sta rivalutando. Oggi 4 Febbraio è sceso sotto a 1,38 per un euro, non accadeva da 7 mesi. Se il dollaro continuerà ad apprezzarsi, le nostre esportazioni potranno migliorare rapidamente anche perchè gli statunitensi potrebbero rifare un po di magazzino. Come è noto gli USA sono il Paese di riferimento per le sorti del vino, in particolare del Chianti Classico. Speriamo bene.
Non segare il ramo su cui siamo seduti

Quando si taglia un ramo da un albero, non bisogna essere seduti sul ramo: si cade col ramo segato.
Questo fatto si può tranquillamente evocare allegoricamente in questo periodo in cui i grandi imbottigliatori di vino che acquistano e commercializzano il vino pagano cifre veramente irrisorie.
E' il loro momento. Il vino Chianti Classico è valutato intorno a 1,00/1,30 Euro/litro, mentre l'Igt Toscano 0,35/ 0,40 Euro al litro. Ricordando che i costi di produzione nel territorio del Chianti Classico si aggirano a circa 2,50/2,80 Euro/litro si può facilmente comprendere come, continuando così, gli stessi imbottigliatori disporranno di qualità sempre più basse (i produttori per sopravvivere devono ridurre le cure culturali) e sopratutto avrà una caduta libera la produzione stessa, a meno che non si spacci per vino toscano vini proveniente da altre zone, con più bassi costi di produzione...
Resistere senza coperte sulle spalle

Nel settore vino esistono a mio avviso molte proprietà a cui non interessa ottenere reddito dal terreno. Non solo gli “hobby farmer” fanno parte di questa realtà ma anche industriali di vario genere, banche, assicurazioni, imprenditori dell’alta moda, attori, cantanti, ecc. che affrontano la produzione e il mercato del vino esclusivamente dal punto di vista del prestigio. Essi possono spostare i capitali necessari da altri settori, riuscendo anche in breve tempo a realizzare vini blasonati e costosi, con marketing molto sviluppati.
In Nome del Padre del Figlio e del Consumatore

Il consumatore. Questa parola è abusata. Si usa indiscriminatamente per far passare qualsiasi messaggio mediatico.
In nome del consumatore si fanno i controlli, in nome del consumatore si fanno le leggi, per difendere il consumatore si condizionano le masse.
I consumatori siamo tutti noi, ma allora perché non usare la parola “comunità”?
La differenza è enorme in quanto “consumatore” dà l’idea di un cretino passivo, vorace di tutto e di più, non dà senso civico né etico al significato.
Se qualcuno dice che per i consumatori è meglio favorire le grandi aziende in quanto i prezzi diminuiscono, in nome del consumatore si lavora per eliminare le piccole aziende...
Se qualcuno dice che occorre stampare una nuova etichetta che deve sostituire le precedenti centinaia di migliaia d’etichette, in nome del consumatore si lavora per eliminare le vecchie etichette, anche se il prodotto è il medesimo...
Se qualcuno dice che i consumatori oggi scelgono prevalentemente vini con le bollicine, tutti i consumatori si convincono che devono comperare solo vini con le bollicine, altrimenti che cavolo di consumatori siamo...
Insomma, la parola cosumatore rende lecita ogni azione nel bene e nel male e chiunque la nomini non riceve contestazioni. Una fede.
Rosarno, non solo immigrazione clandestina

Rinfrescando la memoria, negli anni 50 sopratutto al Sud ma anche al centro e al Nord ci furono scioperi e rivolte dei contadini che erano lasciati al lastrico anche solo in confronto ai braccianti della grande industria. Duri scioperi e violenze anche d’alcuni mesi convinsero i governanti a formulare la riforma agraria, in vigore tutt’oggi.
Oggi, i grandi capitali sono stati depauperati da una crisi finanziaria basata solo sulla carta, sulla virtualità. I soldi non sono andati e non continuano ad andare sul lavoro vero, particolarmente in agricoltura. L’agricoltura sta vivendo un momento veramente difficile, strutturale, e i fatti recenti di Rosarno lo dimostrano. Sei centesimi il kg le arance, 20 centesimi il vino, per non parlare del crollo del prezzo del grano... I nodi stanno violentemente venendo al pettine.
Le riforme, l’attenzione dei politici, è tutto rivolto non sul settore primario, ma sui sovvenzionamenti auto, o sulla giustizia, o sulle banche.
La sburocratizzazione ancora non c'é, i giovani non si sognano il “ricambio generazionale”.
L’agricoltura italiana funziona quasi (attenzione: dico quasi, perchè le eccellenze esistono per fortuna in Italia) solo quando la proprietà si permette altre entrate: un Hobby.
Come ho già accennato in post precedenti, se le banche volessero rientrare con i debiti accumulati dagli agricoltori, moltissime proprietà sarebbero appunto delle banche: ha un senso tutto questo? O forse si.
Eppure l’agricoltura ben fatta protegge il territorio dalle erosioni, dalle alluvioni, la conoscenza agricola è un dono da proteggere e sopratutto produce cibo (a meno che non si pensi che è conveniente comperare le arance, nel libero mercato, in Cina).
Il problema è che in città mediamente non si ha la minima idea di cos'è l'agricoltura. Della serie; si continua a pensare che i polli nascono nei supermercati, oppure, basta far entrare qualche negro sottopagato che si risovono tutti i problemi.
Vinitaly: elogio delle degustazioni consortili.

Dall'8 al 12 Aprile 2009 il Vinitaly compie 44 anni. Non conosco le novità di quest'anno, certo è che da Fiera normale è diventata col passare degli anni Fiera abnorme. Difficoltà per l'alloggio, difficoltà di posteggio, difficoltà di distinguersi come produttori in una marea di etichette e vini, spazi sempre più affollati da gente comune che fanno solo numero. Poi i costi: anche per uno spazio singolo di pochi metri quadrati negli Stand costituzionali (ad esempio Enoteca Italiana), occorre minimo quattromila euro. Se si considerano poi i costi di viaggio, soggiorno, alimentazione, collaboratori, vino per degustazioni e bevute, omaggi, ecc. per una piccola azienda occorrono diecimila euro. Com'è oggi la quotazione di un vino Igt (circa 40 centesimi il litro), è come “buttare via” 25000 litri (=250 hL) per partecipare singolarmente !
Penso quindi che chi è veramente interessato a capire, o meglio ad operare nel settore, le degustazioni che si svolgono su semplice prenotazione presso gli Stand consortili delle denominazioni sia lo strumento migliore per tutti: curiosi, acquirenti e produttori. Gli acquirenti possono confrontare i vini senza condizionamenti di immagine e concentrarsi sul prodotto; i produttori, risparmiando, possono emergere se il loro vino lo merita. Semplice, no?
L'invito è dunque di recarsi presso gli stand delle denominazioni, prenotare e fare una degustazione collettiva e per le chiacchiere nei corridoi; l'annata 2006 di Caparsa (Caparsino Riserva e Doccio a Matteo Riserva) sarà lì presso lo Stand del Consorzio Chianti Classico che aspetta il giudizio.



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