Giugno 2009

DLMM GVS
1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

I miei links preferiti

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us

Enologia scienza esatta?

di caparsa (27/06/2009 - 19:39)


L’anno scorso Antoine Lugingbhul sottoponeva gli amici al seguente quesito:

era giusto vendere un vino con evidente difetto (acidità volatile uguale o maggiore di 1 gr/litro; mentre il valore normale deve essere minore 0,5 gr/litro)?

La questione riguardava un produttore biodinamico che, nonostante il “difetto”, vendeva questo vino a prezzi anche molto alti. C’è stata divisione d’opinioni: chi diceva che se riesce a vendere è legittimo, chi invece è preoccupato del fatto che proporre vini “scorretti” non è eticamente giusto.

Difficile fare scelte in questo campo. Cosa vuol dire bevibilità, genuinità, verità dei vini, è sempre soggettivo.

Io ritengo in proposito che il vino in genere, nato come alimento, ha subito le influenze del superfluo, dell’estetica, del voluttuario: secondo questi canoni il vino per essere buono deve essere perfetto dal punto di vista chimico e organolettico del ”momento storico”. Dal punto di vista alimentare il gusto non è legge per la salubrità. L’alimento sano, in sé, contiene valori nutritivi aggiunti che prevaricano il gusto di gradevolezza (pensiamo alla macrobiotica… per favore non sparatemi!). Spesso l’alimento sano non è apprezzato, poiché ha un gusto “diverso”. Gli storici stessi sostengono che ciò che piaceva nel medioevo oggi potrebbe fare schifo. A Kinshasa (capitale dello Zaire) ho visto al mercato larve vive di colore e varia grandezza, vendute in cartocci come le nostre castagne.

Per cui la mia riflessione è questa: qual è la relazione tra enologia e gusto dominante del periodo storico? L’enologia è una scienza esatta oppure è condizionata dalle tecniche commerciali, dai gusti dominanti, dalle mode, dal tipo d’alimentazione?

Vota questo post

Il Vino diviso

di caparsa (20/06/2009 - 11:48)


Il vino sempre più si divide in due categorie: il vino bevanda e il vino d’identità territoriale.

Il vino bevanda, espressione dell’indagine del gusto e delle mode del momento storico, gode di molto consenso anche attraverso marketing intensivi. Ha appoggi del sistema. I numeri produttivi e commerciali sono altissimi. Solitamente è un vino di facile comprensione finalizzato anche ad un consumo poco consapevole e quindi di larga fruibilità e accessibilità.

Il vino d’identità territoriale ha bisogno, per essere apprezzato, di consumatori più evoluti che ricercano sapori e sensazioni non omologati, ma sono una piccola nicchia del mercato. Questi vini sono di solito l’espressione del vignaiolo e delle sue vigne (il terroir), espressione del vitigno autoctono e non alloctono, espressione di una certa cultura ormai sopraffatta dalla tecnica dei vini bevanda.

Le difficoltà per la sopravvivenza di questi vignaioli (di cui faccio parte) sono evidenti, anche e soprattutto ora in quest’epoca di crisi in cui il prezzo più basso fa la differenza. Le difficoltà sono molte ma ne ricordo solo due che secondo me sono importanti: difficoltà della comunicazione di tante piccole realtà molto diverse tra loro e difficoltà di un progetto comune unico e semplice per la valorizzazione delle differenze. Per il supporto morale dei vignaioli artigiani, spesso più importante del lato economico, per dare incoraggiamento ed entusiasmo, ricordo che si può aderire all’Appello in difesa dell'identità del vino italiano

Per sottoscrivere l'appello: http://www.firmiamo.it/indifesadellidentitadelvinoitaliano 

Interessante questo articolo dopo un anno dal lancio dell’iniziativa (cliccate qui)

Vota questo post

A Radda in Chianti un seme biologio da annaffiare

di caparsa (13/06/2009 - 22:48)


Il 13 Giugno a Radda presso il Palazzo del Podestà si è svolta una conferenza-dibattito sull’agricoltura biologica.

Lo scopo era quello di sensibilizzare gli agricoltori “convenzionali” per un percorso, anche lento, verso un’agricoltura sostenibile. Niente di meglio che a Radda, piccolo comune prevalentemente vitivinicolo. Il circolo “per la decrescita felice” ha organizzato l’evento.

Alla presenza del neo Sindaco Alessandro Aterini con numerosi consiglieri eletti, alla presenza di produttori bio come Giovanna Morganti (associazione viniveri), Martino di Cigala (San Giusto a Rentennano), Stefano Borsa (fattoria Pacina), Piero Lanza (Poggerino) ed altri produttori (Fattoria Pomona, io stesso, ed altri), e poi Fabio Fronti di Agrichianti (movimento terra) e agronomi come Monica Coletta, e tante altre persone, i relatori Emanuela Sani (Cia agricoltura) e l’agronomo  Ruggero Mazzilli hanno evidenziato come l’agricoltura biologica, soprattutto in ambito vitivinicolo di qualità, sia il percorso del futuro. Le motivazioni sono tante e non sto qui a elencarle. Ciò che mi preme sottolineare è che Radda, per la sua dimensione, notorietà e potenziale sensibilità, potrebbe diventare un luogo pilota per l’agricoltura biologica. Se i nuovi amministratori sapranno annaffiare questo seme, Radda con i suoi operatori agricoli potrà diventare una perla all’avanguardia nel panorama agricolo mondiale.

Vota questo post

Grazie Martino e Maurizia!

di caparsa (11/06/2009 - 07:27)


Conosco da molti anni Martino Manetti e Maurizia Rampolla Di Napoli e sono orgoglioso. Entrambi hanno ricevuto una coppa, come si consegna ai vincitori del Mondiale di Calcio, per il miglior vino rosso d’Italia, D’Alceo, e per il miglior vino con miglior rapporto qualità prezzo, Pian del Ciampolo (evento organizzato dalla rivista Bibenda  di Franco Ricci dell’Ais di Roma)
.

Al di là delle polemiche, la premiazione è stata trasmessa su  Rai1 con tutte le conseguenze mediatiche confezionate per un certo pubblico, il piacere è stato grande.

Maurizia, titolare col fratello di Castello di Rampolla, è da sempre per me un faro, una guida nella eno-vitivinicoltura per la sua sobrietà, praticità, cultura, intelligenza e responsabilità; con il fratello Luca, impegnato nell’aspetto più idealistico, quasi religioso della produzione del vino fanno del Castello di Rampolla un caso unico nel panorama vinicolo Italiano.

Martino, titolare di Montevertine, ha ereditato un pesante fardello dal padre che, pioniere, ha saputo valorizzare il Sangiovese in Toscana con Giulio Gabelli. E’ riuscito, anzi riesce, a continuare il solco iniziato prima di lui e questo non è facile. I suoi vini, Pian del Ciampolo, Montevertine e Pergole Torte, non hanno bisogno di parole, hanno solo il bisogno di essere bevuti.

Sono felice che due produttori chiantigiani, uno a Panzano l’altro a Radda in Chianti, hanno ricevuto questi riconoscimenti. Nessuna invidia, nessuna polemica deve accompagnare questo evento: i maestri Martino e Maurizia sono super-partes e devono essere esempio per noi comuni mortali vignaioli. Nel nome del vino.

Vota questo post

Andrea Gori: sommelier informatico

di caparsa (07/06/2009 - 10:33)


Giovane, appassionato, informatizzato, attento ascoltatore e grande comunicatore. Questi sono gli ingredienti di Andrea Gori che ne fanno uno dei più recenti fenomeni nel panorama del vino italiano. Ogni degustazione, ogni evento vinicolo viene “buttato” su internet con commenti e video, a freddo e a caldo, da ogni angolatura, insomma in ogni modo immaginabile. Questo tipo di comunicazione del vino è originale e all’avanguardia per la sua semplicità e accessibilità. Il linguaggio di Andrea è poi comprensibile da tutti  senza quella malizia di presunzione che tanti giornalisti  hanno. Qualcuno lo ha definito “prezzemolino”, ma il futuro di Andrea sarà una querce.

Insieme al grande Masnaghetti hanno piantato un seme a Radda in Chianti, il 6 Giugno 2009 in occasione della degustazione “I Cru di Radda”, il seme per mappare le differenze tra i vini di questo territorio e iniziare a comprendere e cogliere queste differenze non solamente tra i singoli produttori, cioè le firme degli enologi, ma tra le varie composizioni del suolo, delle diverse esposizioni e altitudine che fanno appunto il “terroir” dei vini. E’ un percorso difficile da fare ma sicuramente affascinante poiché il punto d’arrivo sarà il gradino più alto della definizione dei grandi vini.

Il suo sito principale è: http://vinodaburde.simplicissimus.it/

Vota questo post

Pentecoste a Castellina bagnata

di caparsa (02/06/2009 - 15:26)


Il 31 maggio e 1 Giugno si è svolta la manifestazione “Pentecoste a Castellina” che ha visto la partecipazione della quasi totalità dei produttori di vino di Castellina e qualcuno esterno, come Caparsa di Radda. La pioggia ha fatto da padrona ma, nonostante questo, la buona partecipazione di curiosi e appassionati evoluti di vino ha legittimato un innegabile e largo successo.

Dal punto di vista di partecipazione della popolazione e delle attività economiche di Castellina, invece qualche problema c’è.

Premesso che l’associazione “Viticoltori di Castellina in Chianti” organizza la manifestazione utilizzando i contributi economici delle aziende socie, con un parziale contributo proveniente dal Comune di Castellina, tramite apposita commissione; Premesso che Castellina non ha una Pro Loco autonoma, bensì una società privata delegata dal Comune che gestisce in qualche modo il turismo e le attività promozionali; Premesso che molti cittadini ritengono, senza distinzione, che tutti i proprietari delle aziende agricole depredano il territorio con l’uso dei diserbanti, della chimica indiscriminata e della coltivazione intensiva;

Occorrerebbe tener presente che la manifestazione richiede un’importante utilizzo di energia che proviene solamente dai viticoltori e che alcuni prodottori sono biologici e che quindi rispettano il territorio e la sua qualità. Non si può fare tutt’erba un fascio e non si può criticare senza partecipazione. La partecipazione è libertà.

Io credo che le sinergie tra le differenti realtà produttive, le differenti realtà turistiche, di ristorazione e vitivinicole presenti sul territorio di Castellina, debbano essere prese in considerazione nella loro totalità e gestite da un’organismo comune dove ognuno ha la sua rappresentanza democratica. Insoma Una ProLoco pubblica potrebbe portare molti vantaggi a tutti gli abitanti di Castellina.

Vota questo post