Il Vino Low Cost mi da il voltastomaco
che pensare? E' vero che la recessione morde duro, che i prezzi del vino sfuso alla produzione diminuiscono fortemente, che il listino prezzi di molte case vinicole diminuisce (attenzione: non mi risultano in riduzione i prezzi del vino imbottigliato al dettaglio)... ma vedere chi cerca di sfruttare la situazione mi da il voltastomaco.
Ricevo ultimamente mail dal titolo: "Bere bene low cost Gambero Rosso 2010" e poi "Reagire alla crisi" e poi "Promuovi low cost il Tuo Vino" e poi "Il peggio deve ancora venire"...
Stanlio o Onlio ?

L'eterna questione riaffiora. Dopo l'uscita delle guide dei vini italiani i due modi di intendere il vino è evidente. Alcune guide propongono eccellenze per vini complessi, concentrati, strutturati, corposi, speziati, altre guide propongono vini più fini con concentrazioni normali, non troppo complessi nè strutturati, nè corposi, nè troppo speziati.
La realtà è che il gusto dei consumatori eno-voluti ormai si divide tra queste due interpretazioni. I gusti si evolvono secondo l'età, l'esperienza e le condizioni fisiologiche di ognuno; mi pare generalmente che i vini “muscolari” si apprezzano di più in una prima fase, mentre i vini “fini” si cominciano ad apprezzare in una seconda fase.
La questione per un produttore è di grande importanza, poichè la vinificazione cambia sostanzialmente se si vuol ottenere uno o l'altro tipo di vino. Ad esempio macerazioni prolungate possono ottenere vini più corposi, mentre macerazioni più brevi possono ottenere vini meno corposi ma più fruttati. Questo è il dilemma. Ma voi cosa ne pensate?
L'Enoclub di Siena

Recentemente sono stato invitato ad una cena con bistecca, per presentare e illustrare una verticale di uno dei miei vini, il Chianti Classico Doccio a Matteo, organizzata dall’associazione ricreativa enogastronomica ed enoculturale “Enoclub”.
Queste sono le iniziative che rendono contenti chiunque produce vino. Ma soprattutto per me, stanco delle troppe numerose fiere, delle iniziative enologiche faraoniche, delle competizioni, i piccoli incontri come questi sono una base su cui comunicare le sensazioni, le pratiche, l’evoluzione della manualità e sensorialità del “fare vino” senza chiasso, direttamente e soprattutto senza interferenze mediatiche.
L’associazione tra l’altro si prefigge “... la crescita comune, l’acquisizione progressiva di nuovi saperi, senza “super-esperti” che calino dall’alto “la verità assoluta”. Quindi spazio per tutti, soprattutto per chi di vino sa poco o nulla ma che è disposto ad apprendere con l’esperienza diretta e non per “sentito dire”, magari leggendo le votazioni sulle guide o i racconti di qualche navigato sommelier.”
Onore a quest’associazione. Questo è il contatto col Presidente Davide Bonucci: davide.bonucci@alice.it
Foto: Ville Tuomola
Rischi

C'è un grosso rischio. Il mondo vinicolo Italiano potrebbe diminuire la qualità per sopravvivere alla dura recessione. Probabilmente potrebbero esserci anche vantaggi in questo tipo di congiuntura, ma per il momento analizzo il rischio della qualità:
quando una qualsiasi azienda vende al disotto dei costi può resistere un'anno, poi o fallisce o riduce i costi per riallineare i costi ai prezzi. Questo lo si fa con ristrutturazioni aziendali e riduzione del personale. In vitivinicoltura, nei campi, la riduzione del personale potrebbe portare ad una diminuzione della qualità. Qualcuno può argomentare che una forte meccanizzazione e tecnicizzazione può compensare una diminuzione del personale; io credo che i migliori vini non possono essere ottenuti che con il lavoro manuale creativo dell'uomo, che in ultima analisi rappresenta il famoso "terroir". Per questo motivo il richio è che molti produttori imbottigliatori o conferitori di uve o vino sfuso agli imbottigliatori, diminuiscano quelle attenzioni alla qualità ormai generalmente seguita negli ultimi anni (della serie: "Chi se ne frega, tanto non costa più nulla..."). Meditiamo, meditiamo...
Il 90% delle aziende vinicole sono delle Banche.

Dopo anni di finanziamenti facili per opere e investimenti abnormi e ingiustificabili (cantine super tecnologiche, vigneti super costosi, manager ed enologi super pagati, marketing super complicati, super speculazioni finanziarie, super burocrazia) le aziende agricole sono in stato di grave sofferenza per i debiti accumulati. La crisi non sta risparmiando alcun settore.
Se le banche decidessero di rientrare, il 90% delle aziende diventerebbe di proprietà delle banche. Di fatto ormai lo sono.
Questo è il fatto riferitomi da un noto commercialista, le riflessioni facciamole insieme.
Calo dell'entusiasmo

Stiamo assistendo alla fine di un’euforia. Il drammatico calo dei prezzi per l’uva e il vino alla produzione non è l’unica ragione di questo fenomeno.
Chi lavora in vigna conosce bene il buon valore del lavoro manuale, ma quando il grosso del lavoro è assorbito dalla burocrazia, dalle regole sempre più asfissianti, dalle alterazioni ambientali sempre più estreme, dalle figure che incitano al marketing aggressivo e all’accorpamento per eliminare i piccoli produttori, dalla proliferazione di guide, articoli redazionali, fiere, e giornalisti dell’ultima ora, e dell’aumento del costo del lavoro (regolare), tutto questo crea sfiducia.
L’entusiasmo diminuisce e con questo la creatività, la voglia di fare, il sacrificio per produrre bene e meglio. Comincia a serpeggiare un sentimento di ribellione. Un mio caro amico dice che la felicità è interiore, ed è vero; ma siamo tutti partecipi e coinvolti in questa fase storica in cui molto appare e poco è sostanza. Questo è il problema alla radice. Questo è il problema dei piccoli produttori, abituati al buon valore del lavoro.
Foto: Ville Tuomola



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